Mercoledì 21 aprile il Consiglio dei ministri, riunitosi a Palazzo Chigi, su proposta del premier Mario Draghi e del ministro della salute Roberto Speranza ha approvato il decreto-legge ribattezzato Decreto Riaperture, che prevede da lunedì 26 aprile alcune misure per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali, pur con le dovute limitazioni per contrastare la diffusione dell’epidemia di nuovo coronavirus.
Il contenuto del decreto, tuttavia, non è stato apprezzato dal presidente della Provincia di Modena Gian Domenico Tomei, che lo ha bollato come “uno schiaffo agli amministratori locali”: “Siamo stanchi di dover subire decisioni dal governo che non fanno altro che inasprire le tensioni sociali delle nostre comunità e mettere in ginocchio interi territori, dopo che nei tavoli di concertazione avevamo espresso il bisogno di una cauta ma decisa ripartenza”.
Secondo Tomei il decreto “dimostra che ancora una volta i territori non sono stati ascoltati. In particolare sul tema della ristorazione è impensabile ripartire con il solo servizio all’aperto, perché non tutti gli esercizi possono allestire spazi esterni, ma soprattutto perché ci sono zone nelle quali cenare all’aperto di sera è proibitivo dal punto di vista climatico”.
Il presidente Tomei ha criticato anche la scelta del governo di garantire a studenti e studentesse degli istituti secondari di secondo grado (le scuole superiori) situati in regioni in zona gialla o arancione la didattica in presenza almeno al 70% (e fino al 100%), “poiché rimette ancora una volta in discussione quanto deciso nelle scorse settimane, imponendo a noi amministratori, alle istituzioni scolastiche e al servizio del trasporto pubblico l’ennesima riprogrammazione con un preavviso di appena cinque giorni”.
“Siamo stanchi – ha concluso Tomei – di sottoscrivere accordi con il governo nei tavoli di concertazione con le Regioni, con Anci e Upi e venire poi sistematicamente smentiti. Per uscire dalla crisi e ripartire serve anzitutto condivisione e coesione tra tutti i soggetti istituzionali, questa è l’unica strada percorribile per far ripartire il paese”.






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