Entrerà nel vivo con l’udienza del prossimo 21 luglio il nuovo processo sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, quando l’esplosione di una bomba causò 85 vittime e il ferimento di altre 200 persone nel più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra.
A testimoniare, infatti, saranno i parenti di Paolo Bellini, l’ex componente di Avanguardia Nazionale accusato di essere il quinto esecutore materiale dell’attentato, in concorso con i tre Nar (Nuclei armati rivoluzionari) già condannati in via definitiva – Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini – e con Gilberto Cavallini, condannato all’ergastolo un anno fa in primo grado.
Tra i cinque testimoni c’è anche l’ex moglie di Bellini, Maurizia Bonini, che nell’ultimo interrogatorio aveva indicato proprio nell’ex marito l’identità del volto apparso in un video amatoriale girato in stazione il giorno della strage da un turista straniero.

Proprio sulla possibilità di mostrare in aula il video ai testimoni che interverranno durante la prossima udienza si è consumato un duro scontro tra la procura generale e i legali difensori di Bellini, gli avvocati Manfredo Fiormonti e Antonio Capitella. Questi ultimi, infatti, avrebbero voluto un contraddittorio tra il tecnico della polizia scientifica che ha “ottimizzato” il video Super8 per conto della procura generale e il consulente della difesa che ha analizzato il filmato.
La proposta, tuttavia, non è stata accettata dalla procura generale, che ha ribadito di non conoscere né il nome del consulente della difesa né la sua relazione sul video: “Non prestiamo il nostro consenso al buio”, ha detto l’avvocato generale dello Stato Alberto Candi. È stato accolto, invece, il suggerimento della Corte d’Assise di convocare in aula il consulente della procura generale prima di mostrare il video ai testimoni, affinché spieghi il lavoro eseguito per migliorare la qualità del filmato del 1980.






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