Gli avvocati Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti, legali difensori dell’ex esponente di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini, hanno presentato ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento (“con o senza rinvio”) della sentenza pronunciata lo scorso 8 luglio dai giudici della Corte d’appello di Bologna, che ha confermato l’ergastolo per l’ex Primula Nera per concorso nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Quella mattina, alle 10.25, una bomba deflagrò in una sala d’aspetto dello scalo ferroviario emiliano causando 85 vittime e il ferimento di oltre 200 persone, in quello che è considerato ancora oggi il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra.
Per gli avvocati, le due sentenze conformi di primo e secondo grado non avrebbero rispettato “lo standard valutativo della prova indiziaria, in quanto sia nell’operazione propedeutica consistente nella valutazione di ogni singola prova, sia nella valutazione globale, riteniamo che non abbiano risolto la fisiologica parzialità, e connessa relativa ambiguità, di ciascun indizio, per pervenire alla certezza che consente di attribuire il reato all’imputato ‘al di là di ogni ragionevole dubbio'”.
Tra la ventina di motivi per i quali, secondo i due legali difensori, la Cassazione dovrebbe annullare la condanna c’è il rigetto della richiesta di citare nuovamente come testimone la nipote di Paolo Bellini, Daniela, che in primo grado era stata citata dall’accusa e si era avvalsa della facoltà di non rispondere: per gli avvocati di Bellini si tratterebbe di “una teste fondamentale, perché avrebbe deposto sul fatto decisivo se erano o meno passati per Bologna, oppure avevano ininterrottamente viaggiato da Scandiano fino a Rimini”.
L’altro elemento su cui si concentra la richiesta di annullamento è la questione del mancato accertamento dell’orario segnato sull’orologio indossato al polso da una signora ripresa dietro il soggetto anonimo immortalato dalle telecamere della stazione, che è ritenuto essere dall’accusa proprio Paolo Bellini: per Capitella e Fiormonti, l’orologio della signora segnerebbe le 12.15 o le 13.15, orari in cui Bellini non poteva essere presente in stazione a Bologna.







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