Silk Faw a Reggio, le nuove rivelazioni

campus Silk-Faw Gavassa vista alto

Scrive oggi ‘La Verità’ a proposito dello stallo in cui versa lo stabilimento Silk Faw che il gruppo sino americano avrebbe deciso di costruire a Villa Gavassa di Reggio Emilia per produrre un lussuoso bolide elettrico, progetto non ancora partito e sul quale si addensano minacciose nuvole dopo la recente apertura di un’inchiesta della Procura di Reggio Emilia per stipendi non pagati ad alcuni dipendenti: “La casa automobilistica Silk sports car su cui indaga la Procura di Reggio Emilia ha chiesto 38 milioni di fondi a Invitalia, a fronte di un piano di investimenti da 380 milioni di euro per la produzione di auto di lusso elettriche e ibride. In pratica i manager dell’azienda sino-statunitense hanno chiesto all’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, all’epoca guidata dal commissario Domenico Arcuri un supporto del 10 per cento del presunto impegno finanziario”.

L’investimento che Silk Faw avrebbe dovuto portare a Reggio Emilia – continua La Verità – a oggi non si è ancora visto.

L’articolo spiega poi come i “vertici della Silk, dopo aver bussato inutilmente alla porta del fondo sovrano del Kuwait per portare a casa in due tranche 110 milioni, avrebbero ripiegato su un fondo del Middle-east statunitense con la più mite richiesta di 15 milioni. Un’iniezione di liquidità che verrebbe utilizzata per pagare le retribuzioni ed evitare di dover ricorrere alla cassa integrazione, una ipotesi che non viene più esclusa nel quartier generale delle Reggiane”.

Secondo l’indagine de La Verità la “domanda di agevolazione (che può essere concessa anche come contributo diretto alla spesa) è stata presentata all’interno della convenzione quadro per i contratti territoriali riguardanti progetti con finalità di ricerca, sviluppo e innovazione. Un settore in cui rientra la mobilità elettrica.

Tali istanze di accesso devono essere presentate a Invitalia, l’agenzia incaricata di svolgere le istruttorie sulle domande e di gestire la «misura agevolativa».

Continua l’articolista spiegando che per “ottenere il contributo la Silk, fortemente sponsorizzata dall’ex primo ministro Romano Prodi, ha dovuto presentare un piano industriale e finanziario alla direzione competente di Invitalia, che dovrebbe averlo condiviso con la direzione generale Incentivi alle imprese del Mise. Ma la richiesta, nel frattempo, visti i continui intoppi alla partenza del progetto, ci risulta che sia finita su un binario morto”.

E sarebbe per questo che a Jonathan Krane, capo di Silk Faw, “non stanno arrivando soldi da nessuna parte. Anche la Regione Emilia Romagna, all’inizio molto attiva nell’incentivare l’impresa, non sta erogando i 4,5 milioni promessi. Per questo il finanziere statunitense è rimasto con il cerino in mano”.

E così i cinesi che, “inizialmente, avevano dato credito al progetto si starebbero defilando”.

Conclude poi la sua inchiesta La Verità spiegando che “la Silk Ev, poi ribattezzata Silk-Faw, ora Silk sports car, nasce, infatti, ufficialmente nel nostro Paese solo nel dicembre del 2020 ed è diventata attiva dal febbraio 2021. Fa sorridere che questa fantomatica società di ingegneria, prima ancora di venire costituire in Italia, millantasse partnership con Bugatti, Porshe, Ferrari, Lotus, evidentemente portate avanti da un laboratorio fantasma».

Alla fine gli unici soldi investiti dalla Silk in Italia, a parte le retribuzioni (al momento bloccate) per una settantina di ingegneri, il vero biglietto da visita della joint-venture nella sua spasmodica ricerca di investitori, sono stati 2,3 milioni di euro per acquistare, tra ottobre e dicembre 2021, circa 72.000 metri quadrati di terreni. Un quinto della superficie che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto ospitare l’impianto produttivo. Ma anche in questo caso non ci sarebbero più i soldi per comperare gli ettari restanti. La corsa della Ferrari sino-statunitense sembra finita ancora prima di iniziare”.



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