Siamo dei come tutto il resto

escher

Il paradosso del cretese che afferma che tutti i cretesi mentono è noto a tutti, può essere vero se è falso, è falso se è vero.

Come se ne esce? Possiamo affermare un giudizio sui cretesi se non siamo cretesi, se siamo interni al gruppo, al sistema non possiamo darne definizione perché facciamo parte di esso.

Non possiamo affermare o negare la verità del mondo che stiamo vivendo perché facciamo parte di esso.

Escher con le sue opere ha cercato di aggirare questa legge e possiamo vedere l’acqua che scende e che sale, i monaci che scendono e che salgono.

Tutto questo regola i sistemi scientifici, essi sono tutti determinati da un assunto esterno, non possono essere determinati internamente.

Noi esseri umani con l’introspezione possiamo dare definizione del nostro essere internamente. La coscienza funziona per paradossi.

Determino chi sono dall’interno prendendo elementi dall’esterno. La caverna di Platone è una metafora della coscienza, nessuno dall’esterno vedrà la luce e verrà a risvegliarci, siamo noi che in un processo di crescita possiamo volgere lo sguardo alla luce e portarlo nelle nostre cantine, nei nostri meandri, anche le ricerche scientifiche affermano che la luce è un fenomeno prodotto dal nostro sistema nervoso. Ci sono Maestri, esempi, ma essi non potranno fare la fatica per noi, essi saranno come la farfalla nei confronti del bruco; la farfalla non può fare nulla al bruco per farlo diventare farfalla, ma può mostrarsi per dire al bruco: “Un giorno volerai come me”.

Possiamo decidere di non voler guardare la realtà, negarla perché ci fa paura volare, perché sotto sotto sappiamo che le farfalle durano un giorno, possiamo vivere pensando che saremo tutta la vita bruchi. Per fare ciò allora viviamo come monadi senza porte ne finestre come avrebbe affermato Leibniz, pensando magari che questo è il migliore dei mondi possibili e neanche se incontriamo Voltaire che fa la parodia del nostro mondo ci accorgiamo che questo è un nostro costrutto mentale.

È risaputo che in tutte le epoche passate i negazionismi hanno portato ad un irrigidimento dei sistemi di governo. I negazionismi assieme al populismo hanno dato luogo per reazione a forme di governo autoritario, se guardiamo tutti gli “ismi” al governo.

Questo avviene perché la realtà si struttura per opposti come avrebbe detto anche Eraclito, la realtà è frutto della contesa di opposti.

Se io nego qualcosa, ciò che nego dovrà affermarsi con maggiore forza per poter bilanciare la negazione… se a negare sono in molti in forma reattiva vanno a costituirsi delle forme reattive di governo che poi producono i disastri già visti nella storia con olocausti annessi.

Dalla negazione della morte si sono formati i più grandi sistemi religiosi e per bilanciare la realtà questi ultimi hanno dovuto inventarsi dei paradisi come promessa, un mondo al di là del mondo.

Cosa possiamo fare per impedire la catastrofe umana?

Possiamo in prima persona risalire la nostra caverna e davanti alla luce non volgere lo sguardo altrove, la luce in questo caso è la scoperta di essere mortali e di non essere gli unici al mondo.

La negazione è anche una difesa arcaica per difenderci dalla paura di non esserci più… Ormai adulti possiamo iniziare a sostare in quella paura e iniziare ad osservare che serba un dono, dice al nostro essere umani che siamo limitati, che non siamo onnipotenti, questo limite se da un certo lato fa paura dall’altro ci dà un grande sollievo, siamo limitati, il limite ci contiene: ci contiene come nella pancia di nostra mamma, ci contiene come quando avevamo paura e qualcuno di vicino ci abbracciava.
L’immagine di essere fatti a immagine e somiglianza di Dio, l’uomo al centro dell’Universo è la vera causa dell’odierna catastrofe.

Lo scoprire che siamo al servizio di un disegno più grande sarà la medicina, da li può nascere l’oltre uomo/donna, colui che potrà vivere il Paradiso in terra, colui che potrà essere Nirvana; il vivere tutta la creazione come fratelli e sorelle senza pensare di essere unici.

Siamo dei come tutto il resto.




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