Aqualena Parma: sigilli e arresti

Guardia di finanza sigilli centro sportivo Aqualena Parma

Martedì 11 ottobre i finanzieri del comando provinciale della Guardia di finanza di Parma hanno arrestato i fratelli Antonio e Marcello Vetere e l’avvocato Antonio Dimichele del foro di Parma, ritenuti dal giudice per le indagini preliminari del tribunale emiliano rispettivamente capi e promotori di un’associazione per delinquere (finalizzata a commettere delitti di bancarotta fraudolenta, insolvenza fraudolenta, truffa, autoriciclaggio, omessa dichiarazione fiscale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte) e complice della stessa associazione (con redazione di contratti di vendita tra due società, predisposizione e produzione in giudizio di finti accordi contrattuali tra società finalizzati a sottrarre garanzie e di contratti di vendita di beni per neutralizzare le attività delle curatele, contributo alla stesura di atti finalizzati alla dissipazione di beni aziendali).

Contestualmente il gip ha firmato anche un decreto di sequestro preventivo impeditivo del centro sportivo (piscine + palestra) Aqualena di Parma e delle relative attrezzature (del valore complessivo di circa 3,5 milioni di euro), di due rami d’azienda connessi alla gestione dell’albergo a quattro stelle Hotel City Parma e di un’impresa di manutenzione meccanica, delle quote di partecipazione al capitale sociale di 26 società intestate ai quattro principali indagati, di circa 4,9 milioni di euro complessivi (che sarebbero stati distratti dai fallimenti di diverse società e trasferiti sui conti correnti personali degli indagati o su quelli di altre società-schermo), di 3 auto di recente immatricolazione risultate in disponibilità degli indagati, di 5 moto e di 45 immobili in provincia di Parma e di Reggio.

Il decreto ha anche disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta di 2.762.815,98 euro, pari all’ammontare delle imposte risultate complessivamente evase e del profitto del reato di autoriciclaggio, da eseguire nei confronti di tre società e, in alternativa, per equivalente su beni mobili, immobili e disponibilità liquide dei principali indagati. Per la gestione di tali beni è stato nominato un amministratore giudiziario.

Secondo le indagini, dirette dalla procura di Parma e svolte dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza ducale, l’organizzazione con al vertice le tre persone arrestate avrebbe omesso di onorare i debiti verso i fornitori e verso l’erario, riversando i costi gestionali e fiscali dell’esercizio dell’impresa principale su società e associazioni “satelliti” intestate a meri prestanome, destinate al fallimento e svuotate per tempo di ogni bene.

Come evidenziato nel provvedimento del gip, la strategia complessiva del sodalizio – portata avanti per quasi dieci anni – sarebbe stata finalizzata a non sostenere i costi per i beni impiegati nelle attività economiche esercitate nell’impianto sportivo e nella struttura alberghiera, scaricandoli via via su altri soggetti giuridici e sui prestanome e trasferendo all’occorrenza i beni di valore da una società all’altra (di solito riconducibile di fatto agli stessi soggetti indagati) prima del fallimento della società originariamente proprietaria del bene e senza riconoscere di fatto alcun corrispettivo economico per quest’ultima, grazie all’applicazione di penali pretestuose e ingiustificate.

Dalle indagini sono emerse anche ipotesi di illeciti tributari in capo a diverse società: omessa dichiarazione dei redditi per diverse annualità e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte mediante operazioni di pagamento disposte in favore di beneficiari privi di reali rapporti commerciali con le società disponenti, al solo scopo di rendere in tutto o in parte inefficaci le procedure di riscossione coattiva dei crediti vantati dall’erario.

Durante l’esecuzione del provvedimento del gip sono state effettuate anche perquisizioni a Parma e a Reggio con l’ausilio delle unità cinofile addestrate dalla Guardia di finanza a fiutare l’odore dei soldi.



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