Se Conte fa il furbetto

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“Arriverà un nuovo lockdown? Dipenderà dagli italiani”, ha detto mercoledì scorso Giuseppe Conte commentando la seconda ondata di contagi di Covid-19. Dipenderà dagli italiani nel senso che, qualora un diligente rispetto delle norme di sicurezza venga osservato dalla popolazione, di altri blocchi si potrà fare a meno, ha inteso il premier.

Trasferendo le responsabilità agli italiani Conte ha anche voluto tentare di tirarsi fuori da un ormai prevedibile calo di consensi. Tanto l’occupazione delle tv a reti unificate per messaggi urbi et orbi gli aveva giovato la scorsa primavera, tanto la seconda ondata si presenta su campi differenti. Molti elettori cominciano a chiedersi come abbia agito il governo nei mesi scorsi se al primo accenno di ripresa i numeri del contagio si sono velocemente moltiplicati e, con essi, si sia aggravato non solo il quadro sanitario generale ma soprattutto il peso del vivere quotidiano.

Sui trasporti pubblici si è fatto qualcosa? Sembra di no. Nei talk show televisivi si discetta delle linee ad alta velocità ma pochi parlano dei pendolari, dei treni regionali, del trasporto pubblico di base. Complici le prime piogge autunnali anche solo portare i figli a scuola è diventata un’attività quasi a tempo pieno. Per non dire delle situazioni che vengono a crearsi nelle metro, sugli autobus e più in generale lungo le strade delle città.

La sensazione diffusa investe direttamente le responsabilità del governo e delle regioni. Siamo usciti dal lockdown nell’inconscia convinzione che il peggio fosse passato. Tutto il possibile è stato rinviato, dalle cartelle di Equitalia ai mega-concerti pop. Ma le previsioni a media scadenza si sono rivelate quasi totalmente fallaci.

Cartelle e mutui ripartono a breve, l’economia no. Interi settori boccheggiano, alcuni di essi chiuderanno definitivamente i battenti. Tra poco terminerà anche il blocco dei licenziamenti e le imprese, messe in ginocchio dagli effetti della pandemia, lasceranno a casa circa un milione di lavoratori. La partita si sposta a Bruxelles ma le premesse non sono buone. Non esiste tuttora una base di contenuti precisa e credibile per il nostro recovery plan. I fondi europei vengono presi d’assalto come le finanziarie di una volta: tutti dentro, e via andare. Nel frattempo il debito pubblico macina record inimmaginabili.

In questo quadro fosco viene da chiedersi se Conte abbia ragione quando parla di responsabilità degli italiani. Lui, capo del governo, non ne porta il carico? Punta solo a durare il più possibile a palazzo Chigi? C’è molta disinvoltura in quest’uomo sbucato dal nulla chiamato a occuparsi della crisi epidemica ed economica più grave della storia repubblicana. Uno che passa da Salvini al Pd nel giro di qualche ora. Che ama mostrarsi bello e impeccabile, vanesio come pochi, la cui immagine di premier è affidata a un ex ragazzo del primo Grande Fratello. Se la seconda ondata dei contagi si aggraverà tornando ai livelli drammatici della prima non sarà certo colpa degli italiani che ogni giorno rispettano le regole, accettano piccoli e grandi sacrifici, perdono il lavoro e si devono reinventare a 50 o a 60 anni. Vi è un governo in questo paese, anzi ve ne sono venti con le regioni. Le responsabilità iniziano da lì. Di come siano e saranno affrontate, istituzioni e politica dovranno rispondere.




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