Scuola-clima

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Di chi è il mondo? Di chi è la scuola? Degli adulti che la gestiscono o degli studenti. Il Fridays for future, oltre a quellesul clima, pone anche questa domanda.

Lo strumento scelto dagli studenti per farsi ascoltare dagli adulti è lo sciopero, una delle forme di mobilitazione utilizzate dai lavoratori e dai sindacati, gesto non violento di protesta. Per tutelare dei propri interessi. Per esercitare pressione per ottenere dei miglioramenti. Gli studenti interrompono la frequenza a scuola per ottenere l’attenzione della politica e di chi può decidere perché si intervenga per garantire un futuro alle generazioni che verranno. Eppure c’è chi, tra gli adulti, dall’interno del mondo della scuola e della politica, parla di punirli con provvedimenti disciplinari.

E’ il mondo a rovescia. Si punirebbero così i giovani che si assumono responsabilità per il mondo e la società in cui vivono, che si impegnano per il loro miglioramento. In altre parole, che si pongono come soggetti politici. Come adulti. In un mondo tutto capovolto, in cui gli adulti non si comportano come adulti. Non a caso sempre più studenti si chiedono, come Greta Thunberg, a cosa serve studiare per un futuro che non potrà realizzarsi. E perché impegnarsi per divenire più istruiti quando i nostri governi non ascoltano gli scienziati.Per questo credo che punire gli studenti che parteciperanno allo sciopero contro i cambiamenti climatici non solo sia sbagliato, ma rappresenti un autogol da parte della scuola e, in genere, del cosiddetto mondo adulto. Servono altre risposte da dare ai più giovani. E sinceramente spero che loro non si accontentino di avere come risposta né l’indifferenza né il silenzio.




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