Schlein contro il liberismo. Il cugino ringrazia

Elly Schlein silhouette – NF:IF

Il neoliberismo ha fallito, dice Elly Schlein. In Italia deve aver agito sotto copertura. Nel paese delle autorizzazioni infinite, delle corporazioni intoccabili e delle carriere per appartenenza, il suo dominio dev’essere sfuggito persino ai beneficiari. Qui conoscere la persona giusta rende ancora più che avere l’idea migliore.

Privatizzazioni e liberalizzazioni ci sono state. Una cultura della concorrenza, del merito e della responsabilità ha invece messo radici fragili. Abbiamo preferito proteggere le posizioni, distribuire garanzie, spedire il conto ai figli. Le baby pensioni furono un capolavoro del genere. Il principio sopravvive: guai a misurare l’utilità di un ufficio, il risultato di una gestione, la competenza di un nominato. Si rischia di scoprire che qualcuno è superfluo.

Anche la ricca Emilia deve guardarsi allo specchio. Dove l’appartenenza alla sinistra apre le porte di incarichi, relazioni e protezioni, l’emancipazione diventa dipendenza. Il familismo trova riparo persino sotto le bandiere dell’uguaglianza. Il merito aspetta; chi appartiene è già dentro.

Poi ci stupiamo dei salari deboli e dei giovani che partono. L’occupazione cresce, ma il lavoro fatica a diventare benessere. La scarsa produttività abita nell’impresa che non investe, nell’amministrazione che blocca, nella carriera che premia l’anzianità e mortifica il talento. Schlein denuncia il neoliberismo. I custodi dell’immobilismo possono respirare.

Anche lo sciopero rischia di diventare un rito che si misura dalla capacità di fermare, anziché da quella di ottenere. Venerdì 30 ottobre si protesta su una piattaforma che va dai salari agli armamenti: rivendicazioni riconoscibili, ma tanto vaste da rendere difficile capire quale risultato consentirebbe di dichiarare vittoria. La protesta permanente ha costi concreti: retribuzioni perse, servizi interrotti, produzione sacrificata. Se manca uno sbocco, il conto arriva proprio al lavoro che si vorrebbe difendere. Il Pil non cresce per solidarietà con il corteo.

Intanto la tecnologia cambia mestieri, competenze e organizzazioni. L’intelligenza artificiale accelera tutto. Noi continuiamo a vendere la sicurezza come una promessa d’immobilità. Ma nessuna legge conserverà per sempre la stessa mansione: servono strumenti per imparare, cambiare attività, attraversare il futuro senza esserne espulsi. Proteggere le persone richiede più intelligenza che congelare l’esistente.

Da una sinistra che si definisce progressista sarebbe lecito attendersi almeno la comprensione del cambiamento. Sarebbe già un buon presupposto per smettere di ostacolarlo. Difendere ogni assetto significa offrire ai giovani la conservazione delle gerarchie degli adulti. Il futuro arriva comunque, anche senza il nullaosta del partito.

Schlein spieghi quali rendite vuole colpire, quali spese correggere, quali responsabilità pretendere. Anche nelle Regioni e negli apparati governati dalla sua parte politica. Chiedere più Stato senza domandarsi come funzioni significa presentare un’altra fattura ai contribuenti. Ogni spreco consuma il lavoro di qualcuno. Ogni privilegio sottrae risorse a un bisogno.

L’impresa, intanto, organizza competenze, rischia capitali, crea occupazione. Il profitto ottenuto rispettando le regole finanzia nuovi investimenti. Trattare chi produce ricchezza come un sospetto è un lusso che si concede chi dà per scontato lo stipendio. Un’economia più equa deve spiegare anche come alimentare ciò che intende distribuire. Chi apre una bottega al mattino deve far tornare i conti la sera. Chi aspira a governare dovrebbe almeno conoscere il problema.

Schlein può stare tranquilla. Prima che il neoliberismo riesca a entrare in Italia, serviranno un’autorizzazione, tre pareri e una marca da bollo. Nel frattempo avranno già assunto il cugino.

 




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