Sacrifici

Governo Conte

Palazzo Chigi è chiuso per elezioni. Di ripresa economica non si vede traccia, lo spread si avvicina ai 300 punti, sul bilancio dello Stato pende la minaccia delle clausole di salvaguardia che in assenza di tagli di spesa imporrebbero l’aumento dell’Iva al 25% ma la politica non sente ragioni. Attendono tutti il voto del 26 maggio: in Europa e nei Comuni, certo, ma siccome siamo in Italia tutto si tiene, il governo dimentica di essere tale, i capi delle forze azioniste di maggioranza comiziano, postano, twittano – ma non governano.

L’Italia è appesa a un confronto di cristallina metafisica. Il consiglio dei ministri ha cessato di riunirsi, colui che lo presiede rimane fermo in attesa di indicazioni, potrebbe persino prendersi due settimane di vacanza e godersi i Caraibi fino a fine mese visto il maltempo e la carenza di impegni mentre il dibattito pubblico propone vicende ai limiti della comica come nel caso del libro-agiografia su Matteo Salvini detto il Truce: un testo che nessuno avrebbe letto se non fosse per l’enorme insperata popolarità offerta ad esso, all’editore e all’autrice dalla puntuale e autolesionista sinistra-antifascista-militante che ne ha espulso la presentazione dal Salone del Libro di Torino e concesso il dono della proibizione per indegnità, ossia quanto di meglio un prodotto editoriale possa chiedere per essere lanciato.

Marciamo sui nostri passi da un ventennio, il potere di acquisto delle famiglie si è abbassato ai livelli del secondo dopoguerra, il ceto medio produttivo è stato spazzato via dal combinato disposto moneta unica-globalizzazione e due generazioni di compatrioti che si sentivano decorosamente benestanti si ritrovano deluse, impaurite e arrabbiate per un tempo che passa veloce e volge al peggio. Il paese è sempre più nettamente spezzato in due tra un Nord che somiglia alla Baviera e un centro-sud dipendente dalla mancia di Stato o dal clan locale.

Siamo il malato d’Europa, e siccome siamo troppo grossi per fallire i capi della burocrazia unionista ci suggeriscono perfino le alleanze da realizzare per contenere sovranismi e nazionalismi montanti, vedasi alla voce Moscovici a proposito dell’auspicato accordo anti-Salvini tra Cinquestelle e Pd.

La maggioranza cosiddetta giallo-verde non sopravviverà al voto. C’è una finestra elettorale a inizio ottobre buona per chiudere con un governo in carica la finanziaria di fine anno ed evitare l’esercizio provvisorio. Di certo quel governo non sarà presieduto dall’avvocato del popolo Giuseppe Conte. Da soli i post-grillini smagriti dalle urne non potranno continuare, mentre Salvini dovrà per forza smettere la felpa e indossare una giacca. A meno che, a ottobre, la tempesta finanziaria non sia già arrivata e non si tratti di evitare la catastrofe convocando d’urgenza Mario Draghi per una nuova inevitabile stagione di sacrifici.




C'è 1 Commento

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  1. paolo

    Oramai ogni annata si preannuncia l’ennesima tempesta finanziaria autunnale, e ci vorrà il solito governo pseudotecnico in grado di ruffianare gli amiconi tedeschi, che volente o nolente ci devono sopportare, esercitando il loro protettorato, dandoci una parvenza di presentabilità in europa che gli altri partner dovranno digerire.
    Di certo l’europa a moneta unica in assenza di unità politica non reggerà molto e averla allargata troppo non consente di pensare ad un’amalgama politica che dia buoni frutti.
    L’unica strada percorribile è quella di studiare un’unione europea senza unione monetaria, è difficile forse impossibile, ma qualcuno deve provarci, quello è l’unico modo per fare patrimoniali e abbassare il debito usando lo strumento inflativo, tenendolo monitorato senza che ciò ci porti alla bancarotta, diventeremo più poveri, ma lo diventeremo cmq in questo mondo globalizzato, sarà bene almeno renderlo sopportabile.


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