L’amico Andrea Canova su Facebook scrive che in questi giorni di crisi tanti italiani dovrebbero applaudire quotidianamente non solo gli operatori della nostra sanità pubblica, ma anche quelli della scuola pubblica che, a scuole chiuse, si stanno facendo in quattro per i loro alunni e i loro studenti.
Lo penso anche io.
Entrambe massacrate, sanità pubblica e scuola pubblica, in questi ultimi decenni, da irresponsabili tagli ai fondi e al personale, di cui in tanti pare prendano atto solo ora.
La scuola al tempo del coronavirus, come ho già scritto, e rigorosamente una scuola a distanza: non realizza la migliore delle didattiche possibili, né può sostituire la complessità e la ricchezza di una relazione educativa live, in aula, che spesso scaturisce nel rapporto tra docenti e studenti.
Ma è un dato di fatto che la mobilitazione multimediale via internet di queste settimane, anche scomposta, di dirigenti e docenti, per restare in contatto con i ragazzi e le loro famiglie, per comunicare la loro vicinanza, per non interrompere completamente il lavoro scolastico iniziato, non può essere che giudicato positivamente.
E’ un atto di grande responsabilità e passione per la propria professione.
Di grande generosità.
A prescindere dal livello delle tecnologie utilizzate o dei contenuti delle offerte didattiche, infatti, il messaggio di fiducia lanciato dai docenti italiani è arrivato a studenti e famiglie. Anche se in ordine sparso. Anche se in assenza di precise direttive ministeriali. Anche se in modo disomogeneo rispetto alle varie aree del Paese.
Sì, è arrivato. E ogni cittadino italiano, per questo, non può che provare sincera gratitudine per i docenti della scuola pubblica italiana.
Un plauso dunque ai docenti italiani che, arrangiandosi con la tecnologia – ricordiamo che in questi anni se ne è tanto parlato, ma non ci sono mai stati dei fondi significativi per fare un serio aggiornamento non solo sulle nuove tecnologie didattiche, ma su niente, e ogni docente, se voleva, si doveva arrangiare da sé, -non hanno mai interrotto i contatti con studenti sempre più smarriti e famiglie spesso incredule per affrontare e superare insieme paura, incertezza, isolamento sociale procurato dal virus. Speriamo che politici e famiglie si ricordino di tutto questo anche quando il pandemonio finirà. Malgrado i problemi sempre più grandi che deve affrontare e tutti i tagli che le sono stati inferti, alcuni anche mortali, la nostra scuola pubblica sta dimostrando di non essere morta e di rappresentare ancora una straordinaria e inesauribile risorsa.






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