Il consiglio comunale di Reggio, nella seduta di lunedì 10 novembre, ha respinto una mozione presentata da Fratelli d’Italia per chiedere le dimissioni della consigliera del Partito Democratico Cinzia Ruozzi, finita nel mirino dell’opposizione per alcune frasi pronunciate in Sala del Tricolore il 23 giugno scorso durante la discussione sul progetto del cosiddetto “Polo della Moda” di Max Mara Fashion Group a Mancasale.
La votazione si è conclusa con 8 voti favorevoli (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e lista Tarquini) e 20 contrari (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, lista Marco Massari sindaco, Europa Verde-Possibile); Coalizione Civica presente non votante.
Fratelli d’Italia, in particolare, contestava alla consigliera Ruozzi di aver pronunciato “affermazioni di eccezionale gravità”, accusando pubblicamente il gruppo Max Mara di “non applicare il contratto nazionale del lavoro ma un proprio regolamento interno; utilizzare lavoro a cottimo e contratti individuali; praticare vessazioni personali; perpetrare gravi violazioni dei diritti delle lavoratrici; di essere al centro di presunte irregolarità già note anche in ambito governativo”. Da qui la richiesta di dimissioni.
Queste le parole pronunciate da Ruozzi il 23 giugno scorso in Sala del Tricolore: “Io non voglio intervenire nel merito, diciamo, della validità e del valore di questo progetto, in quanto progetto che ha caratteristiche di tipo logistico ed economico. Quanto è porre l’attenzione su un altro aspetto, cioè sul fatto che questo importante progetto che Max Mara intende realizzare nell’area dell’ex fiere, definito appunto il polo della moda, si regge in buona parte sull’eccellenza della sartoria italiana, che è riconosciuta in tutto il mondo e quindi si regge di fatto sul lavoro delle operaie, sul loro sapere e sul loro saper fare. La recente protesta delle lavoratrici che sfociate in due scioperi ha messo a fuoco una situazione lavorativa che ci era nota, perché è una situazione lavorativa che risale a molto tempo fa, che è una situazione oppressiva, dove non sono rispettati i diritti delle lavoratrici, dove si lavora ancora cottimo, dove il gruppo non applica il contratto nazionale del lavoro, ma un proprio regolamento interno, c’è quindi un contratto di carattere individuale, dove ci sono stati episodi di vessazioni personali e delle irregolarità che sono state riscontrate anche dal Governo e da questo punto di vista anche una nostra deputata, Ilenia Malavasi, si è mossa, diciamo, con un’interrogazione sulla vicenda in Parlamento. Quindi voglio porre l’attenzione su questo aspetto, perché credo che in una città che ha fatto tanto, come la nostra, per la conquista dei diritti sociali e civili delle donne, noi non possiamo esimerci dal fatto di denunciare questa situazione, che sembra farci tornare indietro di 50 anni e forse oltre a una concezione del lavoro, ampiamente ormai, credo, superata in altre realtà lavorative. Sappiamo che ci sono stati anche da parte nostra, voglio dire, in queste settimane degli attestati di solidarietà. Noi abbiamo votato qui in Consiglio un ordine del giorno, ci siamo espressi in vari modi, lo hanno fatto anche le associazioni femministe, per esempio, che in questi giorni hanno dichiarato la loro solidarietà alle lavoratrici. Io penso che, mentre parliamo del polo della moda e dell’importanza che ha per la città, che il polo della moda rimanga qui e garantisca lavoro ad altri operaie e operai, ad altri lavoratori, però credo appunto che dobbiamo svolgere, come istituzioni locali e anche come consiglieri, voglio dire, un ruolo più attivo, un ruolo che sia, diciamo, più attento a favorire il dialogo tra l’azienda e le lavoratrici. Su questo penso sia necessario aprire una riflessione, forse un po’ tardiva, ma comunque una riflessione che riguarda tutti noi. Grazie”.






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