Reggio. Il Parco Nilde Iotti di Pieve in malora

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di Ugo Pellini

E’ sotto gli occhi dei tanti reggiani che lo frequentano il progressivo degrado del Parco Iotti, l’area verde all’interno del progettato e mai realizzato mega insediamento del Parco Ottavi, a Pieve Modolena. Manca infatti una gestione e la manutenzione delle alberature; a parte l’esecuzione degli sfalci necessari a tenere ordinata e fruibile l’area qui non si fa null’altro. A farsi portavoce delle tante lamentele dei cittadini è il dott. Anselmo Montermini, ex direttore del Consorzio Fitosanitario, che ha analizzato e documentato la condizione attuale del verde.

“Da anni -inizia il dott- nessuno toglie e sostituisce le piante secche che, cosa ancora più grave, non si controllano dopo gli sfalci. Gli esiti dei danni ai tronchi con i decespugliatori o altri attrezzi sono proprio in questi giorni visibili e “venuti al pettine”. Montermini denuncia in modo particolare lo stato sempre più precario dei pioppi cipressini che costituiscono il bellissimo filare; uno alla volta stanno cedendo per mancanza di irrigazione, che non è eseguita da diversi anni e che alla luce degli andamenti climatici è sempre più indispensabile.

“Tutti sanno- prosegue l’agronomo- probabilmente non il nostro Comune, che i pioppi necessitano di una corretta gestione della chioma (vedasi frequente caduta piante e branche negli ultimi anni). E pensare che sono pioppi ancora giovani hanno circa 12 anni. Faranno la fine di quelli del Mauriziano? Questa situazione è purtroppo presente in tanti altri parchi del nostro Comune e sono facilmente osservabili da chi abbia ”l’ardire” di percorrerli a piedi o in bici”. La conclusione, come tutto del resto, è altamente condivisibile: “Nessun operatore del Comune ha il tempo di fare ogni tanto un sopralluogo? Anche solo per vedere lo stato dei parchi stessi? Perché si interviene solo in emergenza? Non si dica e si ripeta che “non ci sono soldi”; intervenendo in emergenza dopo i danni, tutti sappiamo, che se ne spendono di più!”.

Nessuno ha interesse che tra qualche anno si scriva e si ricordi: “C’era una volta un bel parco”.

(Ugo Pellini – botanico)



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