All’indomani dello sciopero generale indetto dalla Cgil contro la legge di bilancio del governo Meloni, che a Reggio ha visto migliaia di lavoratori e lavoratrici in corteo per le strade del centro per protestare contro una manovra finanziaria bollata come “ingiusta e dannosa per lavoratori, pensionati e giovani”, Fratelli d’Italia ha lanciato un guanto di sfida al sindacato di via Roma.
“Ci sono ancora diversi venerdì fino al giorno dell’approvazione del bilancio del Comune di Reggio, che prevede aumenti a raffica di tutte le tasse locali”, ha sottolineato, calendario alla mano, la consigliera comunale meloniana Letizia Davoli, prima di tirare una stoccata provocatoria: “La Cgil ne scelga uno, e dimostri coerenza scioperando contro la manovra della giunta Massari. Se no è solo ideologia e una strategia di Landini, ormai a fine mandato, per occupare una poltrona in Parlamento”.
“Diamogli la possibilità di smentirci”, ha aggiunto Davoli: “Vediamo se Landini ha la schiena dritta e porterà in piazza i reggiani contro il fallimento e gli aumenti della giunta Massari, oppure se si girerà ancora una volta dall’altra parte, ignorando la voracità e il malgoverno della sinistra cittadina, incurante del benessere dei cittadini”.
“Parliamo di aumenti pesantissimi su tariffe e servizi essenziali che colpiranno famiglie, pensionati e lavoratori”, le ha fatto sponda il capogruppo di Fratelli d’Italia in Sala del Tricolore Cristian Paglialonga: “Proprio quelli che la Cgil dice di rappresentare. In particolare, l’aumento della Tari rischia di mettere definitivamente in ginocchio i commercianti del centro storico, che già versano in condizioni drammatiche a causa di insicurezza, desertificazione commerciale e scelte amministrative fallimentari. Una vera e propria stangata che colpisce chi tiene ancora aperte le saracinesche e prova a tenere vivo il cuore della città”.
Su tutto questo, è l’accusa di Fratelli d’Italia, “la Cgil mantiene un silenzio assordante. Nessuna mobilitazione, nessuna protesta, nessuna opposizione reale. Evidentemente, quando a colpire cittadini e imprese sono gli ‘amici’ al governo della città, la Cgil perde improvvisamente la voce e il coraggio. Questa non è tutela del lavoro, è militanza politica di parte pagata sulla pelle dei reggiani”.
“Landini la smetta con la ‘rivolta sociale’ indirizzata solo contro chi difende l’Italia, la sovranità e il lavoro vero”, è l’appello finale di Paglialonga, “e in un sussulto di dignità contrasti il malgoverno locale della sinistra, invece di non muovere un dito”.






Sarebbe ora che il comunista Landini e suoi amici di merende,Giani compreso, si levasse ro dai coglioni e chiedessero asilo politico in Russia