Il Centro studi di Confindustria Reggio Emilia ha presentato i risultati dell’indagine congiunturale per il quarto trimestre del 2025. La produzione industriale reggiana ha fatto segnare un aumento del 5,5% su base annua, anche se la variazione, secondo gli stessi industriali, riflette principalmente un effetto di rimbalzo statistico rispetto ai livelli eccezionalmente bassi dell’anno precedente, piuttosto che un rafforzamento strutturale dell’attività produttiva.
Allo stesso modo, per quanto riguarda il fatturato totale (+1,6%) emerge un recupero limitato, sostenuto interamente dalla componente estera (+3,1%), mentre il mercato interno resta di fatto invariato, a testimonianza di una domanda domestica ancora fragile. Anche l’occupazione, nonostante il lieve aumento rispetto al 2024 (+1%), non mostra ancora segnali di espansione significativa, denotando una situazione di sostanziale stabilità.
Il confronto con le ultime rilevazioni conferma la fase di debolezza ciclica del sistema produttivo reggiano: dopo dieci trimestri consecutivi di calo dei fatturati, i dati più recenti suggeriscono un rallentamento della contrazione piuttosto che una vera e propria inversione di tendenza.
Le stime per il primo trimestre del 2026 rimangono prudenti: la maggioranza delle imprese reggiane prevede una dinamica stazionaria per produzione (63%), ordini totali (61%) e ordini esteri (63%); le prospettive di crescita rimangono minoritarie nel tessuto imprenditoriale provinciale, mentre quelle di riduzione – sebbene moderate – continuano a essere diffuse. La stabilità occupazionale (nel 71% del campione) conferma l’attendismo delle imprese.
Il quadro complessivo, dunque, suggerisce una fase di stagnazione: i dati positivi non bastano a definire una ripresa vera e propria, ma rappresentano piuttosto un recupero temporaneo dopo una crisi significativa.
Il contesto geopolitico internazionale, peraltro, contribuisce al clima di incertezza generale: in particolare, la guerra in Medio Oriente sta determinando forti tensioni sui mercati energetici, aumentando i costi per le imprese e alimentando la volatilità nelle catene di approvvigionamento. Tutti elementi che incidono negativamente sulle prospettive di breve periodo, favorendo la riduzione degli investimenti e spingendo le aziende a mantenere un approccio prudente.
La guerra scoppiata il 28 febbraio scorso tra Stati Uniti, Israele e Iran, sottolinea la presidente reggiana di Confindustria Roberta Anceschi, “impatta il settore manifatturiero reggiano in una fase in cui il ciclo recessivo non risulta ancora concluso. In queste circostanze, uno shock esterno che incide su costi, domanda e fiducia potrebbe trasformare una prolungata stagnazione in una recessione conclamata. È pertanto indispensabile che le istituzioni europee e il governo nazionale intervengano tempestivamente con misure strutturali a supporto del sistema produttivo, quali contenimento dei costi energetici, sostegno alla liquidità delle pmi e protezione delle filiere strategiche. L’obiettivo non è difendere una ripresa in corso, bensì evitare che un sistema ancora in fase di aggiustamento subisca uno shock non adeguatamente assorbibile”.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu