“Proletkult”

Proletkult
7.8

La nuova prova letteraria del collettivo Wu Ming è un’opera dell’altro mondo, letteralmente. Una marziana, o più precisamente l’extraterrestre Denni – proveniente non da Marte ma da Nacun, un corpo celeste collocato da qualche parte nel vasto universo – piomba sulla Terra nel bel mezzo del decennale della rivoluzione russa (1927) alla ricerca del padre Leonid.

Incontra, nel suo pellegrinare nella patria del socialismo, Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov (Tula, 10 agosto 1873 – Mosca, 7 aprile 1928), responsabile dell’Istituto sperimentale di trasfusioni di sangue di Mosca, in cui parte della sua filosofia trova concreta applicazione.

Non vi staremo a parlare di tectologia, di empiriomonismo (che deriva dall’empiriocriticismo oggetto di una dura requisitoria di Lenin in un opuscolo del 1909) e altro ancora, tutti concetti che s’incontrano nel denso, stimolante e avvincente “Proletkult”. Chi lo aprirà si troverà di fronte non solo un romanzo storico a cui fa da controcanto “La Stella Rossa”, romanzo-utopia scritto da Bogdanov all’indomani della rivoluzione sconfitta del 1905, ma si addentrerà, con leggerezza, nei meccanismi che stritoleranno l’utopia della Rivoluzione d’Ottobre.

Bogdanov da una parte, Lenin e poi Stalin dall’altra. Infatti il 1927 è l’inizio del potere assoluto di Koba divenuto Stalin. E Koba si materializza a Tiflis (Tiblisi), capitale della Georgia, dopo la rapina che i rivoluzionari bolscevichi mettono a segno, impossessandosi di 300.000 rubli.

Qui compare, per poi scomparire misteriosamente, Leonid (che nell’opera di Wu Ming di cognome fa Voloch), coprotagonista del romanzo e interprete principale di Stella Rossa, ossia il Pianeta rosso. Dalla sua ricerca iniziata, come detto, con l’arrivo di Denni nella vita di Bogdanov, si sviluppa “Proletkult”.

Con la ricerca di Leonid, Wu Ming racconta, su solide basi storiche, una “quasi” biografia di Bogdanov. Chi era Bogdanov, alias Malinovskij? Un intellettuale, oserei dire, “rinascimentale”: fu, infatti, politico, filosofo, economista, scrittore e medico. Insieme a Lenin fu tra i fondatori del bolscevismo; partecipò alla rivoluzione del 1905 per poi separarsi politicamente da Vladimir Ilič Ulianov, con il quale condivise l’esilio svizzero prima e quello di Kuokkala, in Finlandia, poi. Tutto accuratamente documentato da Wu Ming.

Intorno a lui si muovono personaggi del calibro di Krasin, Bazarov, Lunačarskij, Kollontaj, Krupskja, Plechanov, Gor’kij – il quale, nel 1909, nella sua residenza a Capri, ospita la Scuola superiore di propaganda e agitazione socialdemocratica per lavoratori (tra i suoi tredici studenti troviamo anche Leonid), che ben presto sarà scomunicata da Lenin.

Il romanzo riserva nelle descrizioni e nei dialoghi dei personaggi, per la maggior parte realmente vissuti, sfumature di profonda umanità e considerazioni politiche mai banali. E la figura centrale di Bogdanov esprime molto bene i tormenti di chi vedeva nelle due rivoluzioni (quella del 1905 e del 1917) solo il primo momento della liberazione dell’umanità.

“Proletkult”, infatti, non è solo il titolo del romanzo ma è il nome in russo dell’Organizzazione culturale-educativa proletaria che Bogdanov fondò poche settimane prima della Rivoluzione d’Ottobre.

I circoli del Proletkult erano «dediti all’alfabetizzazione dei lavoratori, corsi di poesia, teatro, musica, seminari sulla letteratura. Mezzo milione di aderenti in soli due anni. Pochi meno del partito, ribattezzato “comunista”. E fuori dal suo controllo. Era la dimostrazione che il Proletkult interpretava un’esigenza concreta. Proletkult era il divenire, era lo spostamento del punto di vista, il movimento che cambia il modo di organizzare l’esperienza del mondo. Cioè la realtà» (p. 280).

L’empiriomonismo di Bogdanov – argomento che, contraddicendoci con quanto promesso all’inizio, siamo costretti ad accennare, ma con la promessa di non annoiarvi né di distrarvi dal fatto che “Proletkult” è un romanzo sì storico ma non un trattato di filosofia (anche se un po’ lo è) – sostiene che la sola espropriazione dei mezzi di produzione di per sé non abolisce l’organizzazione capitalistica, ma solo l’acculturazione dei lavoratori dà origine a nuovi modelli organizzativi.

Una critica alla fondazione “oggettivistica” del marxismo e si capisce, perciò, l’ostilità di Lenin. Tutto raccontato con leggerezza, e così le 333 pagine scorrono intelligentemente veloci. E alla fine ci si rende conto di sapere qualcosa in più non solo della vicenda umana di Bogdanov, ma soprattutto di una fase storica che ha segnato profondamente il Novecento.

Detto questo, cambiamo registro per informarvi che c’è pane anche per chi ama la scienza spaziale. La visita di Denni, a Mosca, a una mostra di oggetti “spaziali” dà l’occasione agli autori di citare pionieri dell’astronautica quali Kostantin Ciolkoskij, Max Valier, Friedrich Cander e Robert Goddard.

La trama ve l’abbiamo fatta solamente intravedere, deliberatamente, perché “Proletkult” va letto dall’inizio alla fine. E non ve ne pentirete.

 

Wu Ming, Proletkult, Einaudi 2018, pp. 333, 18,50 euro

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

 

Colonna sonora:
The Beatles, “Revolution”

 

David Bowie, “Starman”

 

Kraftwerk, “Metal on Metal”

 

Police, “Walking on the Moon”

 

The Clash, “London Calling”

I nostri voti


Stile narrativo
8
Tematica
8
Potenzialità di mercato
7.5




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