Registrato a Reggio ‘Heritage’ di Proudence

Proudence Obounon Heritage cover

Registrato nello storico Studio Esagono di Reggio, tempio della musica che ha portato fortuna a tantissimi grandi artisti e sempre pronto ad accogliere nuovi talenti musicali, ha preso forma “Heritage”, il primissimo singolo di Proudence Obounon, prodotto e composto da Valerio “Combass” Bruno degli Après La Classe.

Il percorso di Proudence nella musica inizia in Africa studiando musicologia all’Insaac (Istituto nazionale di arte e azione culturale) di Abidjan, in Costa D’Avorio, considerato il più grande istituto d’arte del paese, per poi trasferirsi in Italia: da sette anni vive tra Parma e Cremona, due città che le hanno permesso di conoscere artisti italiani e internazionali.

Tra i suoi lavori più recenti c’è quello con l’associazione Colori D’Africa – Ahymé Festival e con il museo cinese di Parma. Nella sua carriera ha collaborato con artisti provenienti da diverse parti del mondo come Gabin Dabiré, Daniele e Mauro Durante, Sahar Ajdamsani, Giovanni Amighetti e Luca Nobis, ed è stata ospite della band di Pier Bernardi per i brani “Black and White” ed “Eyes”.

Proudence, il tuo è un nome con una grande valenza. Serve prudenza a chi ti avvicina, o sei tu che ne metti in tutto quello che fai?
[Proudence] È il mio vero nome e sì, ci vuole prudenza nella vita, serve questo e io faccio solitamente attenzione a tutte le cose che faccio; così ho pensato di portare il mio nome anche nell’arte. Non ho voluto cambiare.

Lo dice il titolo stesso, “Heritage”: nel brano parli di eredità culturale e di come si stiano perdendo i reali valori della vita a favore dei soli beni materiali. Ha un senso che tu sia partita da un singolo che tocca un argomento che ha bisogno di essere trattato con rispetto e prudenza, appunto? Quanto pesa l’eredità culturale?
[Proudence] Dal mio personalissimo punto di vista, pesa ma positivamente. Oggi i giovani sono attaccati alle cose materiali; non vedono più l’importanza dell’eredità morale e culturale che invece avrebbero il dovere di preservare. Così mi sono detta: perché non cantare di questo, non provare a portare il proprio esempio, a buttar fuori il proprio pensiero e magari tentare di convincerli a cambiare un po’ idea. Non solo in Europa, anche in Africa le mentalità sono così. L’ho vissuto mentre ero ancora in Costa D’Avorio: mi rendo conto che il modo di pensare è lo stesso. È il momento di parlare a tutto il mondo, alle generazioni che stanno arrivando.

Hai 26 anni, sei talentuosa e saggia, hai un doppio bagaglio culturale, vivi in Italia da 7 anni e, pura curiosità, perché tra Parma e Cremona? Come mai, tra tutte, queste due città?
[Proudence] Parma è la città dove sono arrivata per prima e dove risiedo tuttora e vive la mia famiglia. Mi sono spostata a Cremona per amore, ma soprattutto perché è “easy”: è una città riservata, bellissima, tranquilla; va molto bene per pensare e scrivere.


Il sound di “Heritage” è decisamente seducente – un soul misto al reggae – ed è suonato da una serie di musicisti incredibili come lo stesso Valerio “Combass” Bruno (produttore artistico del brano) e Jeff Coffin (della Dave Matthews Band). Sei alla tua prima vera esperienza musicale, ma sei già affiancata da un team che, oltre ovviamente a credere molto nel tuo progetto e nella tua storia, è soprattutto fatto da soli “pezzi da 90”. Come li hai scovati?
[Proudence] Mio padre conosceva già il musicista e produttore Giovanni Amighetti, il quale un giorno gli chiese se fosse a conoscenza di qualcuno che avesse una voce magnifica. Candidamente, gli rispose che gli avrebbe fatto sentire prima di tutto la voce di sua figlia; poi gli disse che avrebbe potuto fare le sue valutazioni. Arrivò il momento dei provini e riuscii a conquistarlo e una sera, sul palco del Castello Sforzesco di Milano, in una serata in cui gli Aprés La Classe stavano suonando – mischiando suoni africani e salentini – Giovanni mi fece salire sul palco, a sorpresa, facendomi improvvisare con gli Aprés La Classe una sorta di jam session.

[Valerio “Combass” Bruno] Ci divertimmo moltissimo e quello che venne fuori su quel palco colpì tutti così tanto che Giovanni, che ha poi curato il coordinamento artistico, mi chiese di collaborare con lei. Proudence ha davvero un talento eccezionale e quando si ha la possibilità di suonare, comporre e arrangiare per persone così forti fila tutto così liscio che saresti un autolesionista a non farlo. Siamo entrati in studio e “buona la prima”. Con la sua voce puoi fare davvero quello che vuoi.

Proudence, parli francese ma ti esprimi bene anche in italiano. Hai mai pensato di cantare anche in altre lingue, compresa la nostra ovviamente?
[Proudence] Mi piacerebbe cantare in tante lingue. Vedremo. Valerio non può dirmi di no, gli Aprés La Classe sono abituati al melting pot e hanno sempre cantato più lingue, incluso il dialetto. Chissà.

Tu, Valerio, hai detto che nel periodo in cui hai composto “Heritage”, andando alla ricerca di novità nel catalogo Spotify, ti sei reso conto che tutte le produzioni pop presenti nelle chart mondiali avevano un suono pesante, con un quantitativo di tracce sintetiche imponente.
[Valerio “Combass” Bruno] È così: per questo ho deciso di imboccare la strada opposta, di virare sull’acustico, realizzando un brano suonato da pochissimi (e fortissimi) musicisti. “Heritage” è un pezzo pop/reggae/soul tutto suonato e senza l’utilizzo di alcuna macchina digitale. Il futuro spesso si trova dietro di noi, non per forza avanti anni luce; o almeno, nella musica spesso è così. Io sono aperto a tutti gli stili, alle contaminazioni e alle novità – anni fa volli sperimentare anche nella dabs – ma accade anche, in alcuni momenti, che la contaminazione non abbia un vero sfogo nella novità.

Brani attuali, freschi, che per chi ha ascoltato la musica degli anni ’70 sembrano solo riproposti. C’è molta qualità nella produzione di oggi, ma si osa poco. Anche i tormentoni: è fantastico che esistano e ci aiutano a evadere con leggerezza, solo che è sempre la stessa matrice artistica. Io allora ho voluto mettere insieme musicisti che potessero suonare la traccia dall’inizio alla fine. Mi sono detto: facciamo sentire il profumo del legno, il rumore. Non è retorica, è un approccio che deriva dal bisogno istintivo primordiale di tornare all’essenza. Stiamo andando velocissimi e inspiegabilmente verso il “sintetico”. Io ho voluto un suono caldo, evergreen.

Le influenze sono chiare. Ci sento Cesaria Evora…
[Valerio “Combass” Bruno] E Calypso Rose, Miriam Makeba, Zaz: certo! Devo conoscere quello che succede e quello che è successo. È importante creare qualcosa di proprio, senza scimmiottare i tentativi altrui. La voce, poi, aiuta, perché lei non ha bisogno di niente: processori, zero. Grazie al cielo ci troviamo in un contesto in cui si va sempre dritti come missili. C’è alchimia, quella alla base della world music, che mette assieme bravi musicisti, senza troppa pianificazione. È così che sono nati i dischi e i punti di riferimento che ancora oggi abbiamo e ascoltiamo.

Bene, immagino quindi che avrete un cilindro pieno di sorprese da tirar fuori nei prossimi mesi.
[Valerio “Combass” Bruno] Stiamo pianificando un’altra uscita per il prossimo inverno, in cui daremo una sterzata totale al sound. Dobbiamo capire in che modo possiamo interagire con la sua voce, per metterci alla prova e lanciare un segnale, perché in questo momento – diciamo – abbiamo utilizzato una matrice standard, ma a noi non piace lo standard e vogliamo dare, come in un quadro, delle pennellate speciali e tirare fuori colori nuovi. Spingerci oltre, per il suo bene. Con la musica ci si deve divertire, dev’essere evasione: se tutto diventa “numeri”, per mettere insieme i tasselli, hai perso. Allora sarebbe meglio se andassi a timbrare il cartellino, e noi vorremmo evitare di farlo.

Da buon globe-trotter, Valerio ha il cuore nella sua Volvo: una capacità di adattamento totale che gli permette di arrivare anche oltre oceano e, dopo una doccia, di sentirla già “casa”. E tu, Proudence, dove senti di esserlo e dove ti vedi tra qualche anno?
[Proudence] L’Italia è bella, mi piace molto e mi sento molto bene qui; ma come artista voglio prima scoprire un po’ di tutto, conoscere altri paesi. Dove mi porterà la musica, andrò.




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