Mercoledì 8 dicembre, in uno degli spazi espositivi più importanti di Bruxelles, la Centrale for contemporary art, si è tenuta l’inaugurazione della mostra La Vie matérielle, trasposizione de La Vita Materiale, un progetto artistico di otto artiste contemporanee promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani e curato da Marina Dacci nel 2018 per gli spazi di Palazzo da Mosto.

A distanza di tre anni, il progetto è stato ripreso e integrato con la partecipazione di quattro artiste belghe che hanno esteso e interpretato la proposta italiana, producendo un dialogo costante e articolato tra la quotidianità ordinaria (di cui il corpo è un elemento cruciale) e la vita interiore, intima, divisa tra le sue aspirazioni più profonde e la realtà.
Riutilizzando, ibridando, deviando o decontestualizzando materiali organici e oggetti di uso quotidiano e dando loro una nuova vita che trascende il loro uso abituale, le artiste in mostra colmano il divario tra le discipline. Nonostante i loro approcci e percezioni molto diversi, ciò che hanno in comune Chiara Camoni, Alice Cattaneo, Elena El Asmar, Serena Fineschi, Ludovica Gioscia, Loredana Longo, Claudia Losi e Sabrina Mezzaqui è l’uso di materiali spesso modesti, tradizionalmente associati all’artigianato.

A loro si uniscono Léa Beloussovitch, Gwendoline Robin, Lieve Van Stappen, Arlette Vermeiren, quattro artiste belghe le cui pratiche sono vicine a quelle delle loro omologhe italiane. Tutte cercano un ‘rifugio’ per il ‘sé’ nel mondo, ispirate alla rigenerazione di oggetti e materiali a loro cari. Attraverso narrazioni provocatorie o interrogative, messe in scena fragili o energiche, queste opere molto diverse (assemblaggi, video, disegni, sculture, installazioni) fondono il finito e l’incompiuto, il sapere e il sentire. La mostra integra ed esplora diversi sensi, in particolare la vista e il tatto, attraverso un viaggio che porta lo spettatore all’interno di una sorta di ragnatela emozionale e mentale, auspicando che alla fine del viaggio si possano acquisire nuove prospettive su come percepiamo e leggiamo il nostro comune “mondo materiale” e su come l’arte ci permette di creare un legame tra il nostro corpo e il nostro mondo interiore.
Al vernissage di Bruxelles hanno partecipato Annalisa Rabitti, Assessora alla Cultura e Pari opportunità del Comune di Reggio Emilia, Davide Zanichelli, Direttore della Fondazione Palazzo Magnani e Marina Dacci che, con la collega belga Carine Fol, ha curato la trasposizione della mostra.
La collaborazione tra la Fondazione Palazzo Magnani e la Centrale, iniziata con l’esposizione del lavoro di Sophie Whettnall ai Chiostri di San Pietro in occasione dell’ultima edizione di Fotografia Europea, proseguirà anche nei prossimi mesi su temi di ricerca e innovazione che entrambe le istituzioni riconoscono come urgenti e attuali, a partire dalle connessioni tra arte, benessere e salute.

La settimana “reggiana” a Bruxelles si concluderà nei giorni del 10 e 11 dicembre con la rappresentazione delle MicroDanze negli spazi de Les Halles de Schaerbeek, coproduzione Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto e Fondazione Palazzo Magnani già presentata ad Atene e Reggio Emilia nei mesi scorsi.






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