‘Pensaci Giacomino!’ apre la prosa a Reggio: brilla la stella di Leo Gullotta

Leo Gullotta – Pensaci Giacomino
6.3

La stagione di prosa dei Teatri di Reggio Emilia si apre con Pensaci Giacomino! di Luigi Pirandello per la regia di Fabio Grossi, protagonista Leo Gullotta.

Il premio Nobel siciliano scrive questa novella nel 1915, per poi farne un adattamento teatrale nel 1917; tuttavia questa pièce mantiene una contemporaneità quasi inquietante che ci ricorda che le dinamiche della società non sono poi così cambiate ormai 100 anni dopo.
Una ragazza rimane incita del suo fidanzato e non sa come portare avanti questa gravidanza, il professor Toti, interpretato da un magistrale Leo Gullotta, propone alla giovane di prenderla in moglie al solo scopo di permetterle di usufruire della sua pensione in seguito alla sua morte. La ragazza accetta e si crea un delicato quanto prezioso equilibrio fra il padre del bimbo, la giovane madre e il professor Toti, marito che, in realtà, svolge un rassicurante ruolo di genitore e nonno. Questa bolla di tenerezza viene infranta dall’invasione scriteriata della società e del giudizio della massa, che ostacola questa decisione a discapito anche del nuovo nato.

I genitori di Lillina si rifiutano di rivolgerle la parola; preferirebbero che la figlia fosse senza speranza, ma ben considerata dalla gente di paese; Giacomino viene costretto dalla sorella ad accettare un fidanzamento e smette improvvisamente di fare visita al figlio. La società porta a credere che sia più importante l’opinione di chi ci circonda, rispetto alla propria felicità e alla salute di una piccola creatura che non ha colpa. A coronare questo meccanismo perverso arriva il rappresentante del clero, Padre Landolina, che facendosi beffe di molti dei precetti che dovrebbe seguire e insegnare, cerca di estorcere al professore una carta firmata che garantisca che i due giovani non si rivedano mai più. Il professor Toti riesce infine a far prendere coscienza di sé a Giacomino, che si libera da questa prigione senza sbarre e scappa per vivere la sua vita con la Lillina e il piccolo. Un dispiegamento tutto Pirandelliano del personaggio che riesce ad uscire dalla maschera. In questa storia il professor Toti rappresenta l’uomo giusto, rimasto solo al mondo a difendere i deboli e per questo costretto alla solitudine. Si affrontano anche altri temi come la condizione femminile e l’arrivismo della società.

Quali sono però i pregi dello spettacolo al di fuori della prevedibile profondità del testo di Pirandello?

Molto bella la scenografia fatta di enormi cartonati di volti dagli occhi sbarrati che diventano poi le pareti della casa del professore: simbolo di una società che si intrufola anche nel privato e che ti fa sentire giudicato anche quando non sei osservato.
La regia è purtroppo scarna: probabilmente sopraffatta dal testo, non lascia grandi impronte di sé.

Gullotta ci restituisce una bellissima versione del professor Toti, anziano sì, ma arguto e vitale. La recitazione dei rimanenti sfortunatamente non regge il confronto: molto classica e quasi stereotipata, vorrebbe forse alludere al fatto che gli altri personaggi sono rinchiusi in una maschera imposta loro dall’esterno e per questo falsa, ma rimane in quella via di mezzo che lo rende poco chiaro; l’audio bassissimo in questo non aiuta. Escludo da questa analisi invece il personaggio del Sacerdote, brillante e comico.

In definitiva un bello spettacolo sostenuto da un grande attore, ma che ha perso l’occasione per risaltarlo ed essere veramente memorabile.

I nostri voti


Regia
5
Attori
6
Leo Gullotta
8
Spettacolo nel complesso
6




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