Nel pomeriggio di martedì 29 luglio un uomo italiano di 53 anni si è tolto la vita nel carcere di Parma. Come rivelato dal Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna Roberto Cavalieri, la vittima, un detenuto ad alta sicurezza per reati associativi che si trovava in una cella di isolamento dal 2 maggio scorso, si è impiccato usando come cappio l’elastico delle mutande.
La Procura di Parma ha autorizzato il rilascio della salma ai familiari; non è prevista l’autopsia sul corpo.
Si tratta del settimo suicidio in carcere in Emilia-Romagna dall’inizio dell’anno a oggi: quattro di questi sono avvenuti a Modena, uno a Reggio, uno a Bologna e uno a Parma.
Stando alle prime ricostruzioni l’uomo, dopo essere stato messo in isolamento per motivi sanitari, al termine del periodo previsto si era rifiutato di tornare nella cella della sezione ordinaria. Il cinquantatreenne doveva scontare una condanna che prevedeva una fine pena nel 2034. Già a metà giugno si era reso protagonista di un gesto di autolesionismo, ingerendo delle pile, e da allora era sottoposto a sorveglianza passiva, ma ciò nonostante non era stato contrassegnato come un detenuto cosiddetto “a rischio suicidario”.
Secondo il Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna Cavalieri, “per queste persone che stanno molto tempo in isolamento in queste sezioni si alza il rischio di suicidio. È una cosa che sta nei numeri e nelle statistiche: c’è una una gestione errata dei detenuti negli isolamenti. Tre mesi di isolamento sono una cosa che va oltre il senso della dignità delle persone”.






Ultimi commenti
È il minimo a costo zero, vedremo...
Assegniamo il compito di indagare al centro sociale labas? O qualcuno preferisce gli antagonisti? Sicuramente hanno i contatti utili per scoprire la verità.
Pensi la fortuna che abbiamo noi reggiani...c'e' gente che spende migliaia di euro per recarsi all'estero e noi abbiamo il mondo (terzo) direttamente qui....non e'
tu chiamale se vuoi percezioni...
Quando prendo un bus a Reggio Emilia mi sento come al mercato di Città del Cairo. Dentro un bus è come stare in via Turri