Paolo Romano – “La formica sghemba”

Paolo Romano – La formica sghemba
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Dato che l’ho letto, lo recensisco. Andare a rovistare nell’editoria minore ha dato al mio lato “no mainstream” un’iniezione energetico-consapevole quale produsse in me il “No logo” della Klein di vent’anni fa esatti. «Nonostante tutto non sono cambiato!», dico. Però essere prigionieri dell’opposto non fa altrettanto bene, dico – oggi – vent’anni dopo.

Sul treno di ritorno da Bologna, ascoltando casualmente la conversazione di una ragazza che si lamentava al telefono della poca considerazione che aveva verso di lei una tale, resistendo alla malinconia della campagna emiliana illuminata dal sole di quasi inverno e in via di soffocamento causa temperatura infernale della carrozza, ho pensato che non sempre il “no mainstream”, nel senso di controcultura, sia bello, o perché fuori dal “biz” abbia per definizione un valore aggiunto. Cioè, un libro/un disco è bello/buono a prescindere. Vent’anni.

Comunque il protagonista, che non mi pare abbia un nome, ma potremmo chiamarlo Paolo come l’autore, deve fare i conti con una separazione dolorosa e con il calendario dettato dal tribunale per vedere il figlio.

La separazione lo manda dritto sul lettino della psicanalista, che è il filo che tiene insieme un romanzo fatto di tasselli diversi che alla fine non formano un mosaico, e le note a piè pagina non aiutano. E neppure i titoli e i gruppi musicali citati nel corso del racconto legano il tutto.

Purtroppo. Perché il primo capitolo è folgorante, con una scrittura che ti rimanda al ritmo in levare, un attacco… ma la promessa non è mantenuta e scrittura e storia perdono brillantezza man mano che si procede, salvo alcuni episodi degni dell’inizio come “Luca”, il monologo in romanesco di un ragazzo incontrato in una caserma quando usavano i “tre giorni” per la leva obbligatoria, e la “Lettera a Jon Lord” dei Deep Purple, commovente.

Il problema vero di questo breve romanzo autobiografico (?) è che la storia non si stacca dalle pagine, rimane incollata lì senza possibilità per il lettore di farla propria, la storia di “Paolo”. Ed è proprio questo che differenzia la letteratura da uno scritto, redatto più o meno bene. Infatti da questo punto di vista nulla da eccepire, è scritto bene.

Perché “La formica sghemba”? Si legge in quarta di copertina: «Schopenhauer racconta di questa curiosa specie di insetti che, se viene spezzata in due, entra in lotta con se stessa: la testa prova a mordere il corpo e quest’ultimo prova a difendersi pungendo la testa, finché altre formiche non le trascinano via».

E alla fine siamo noi lettori a diventare gli psicanalisti (o le formiche che trascinano via le due parti del corpo dilaniato) del marito separato/autore immerso nelle tragedie che possono nascere dagli amori traditi, dagli amori finiti, e sopraffatto dai turbamenti che nascono dalle vocazioni senza vocazione, dalle solitudini delle malattie e dalla diffidenza.

In coda c’è un’interessante playlist, a parte Pat Metheny.

 

Paolo Romano, La formica sghemba, Le scatole Parlanti, Viterbo 2019, pp. 126, 13 euro

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

 

Colonna sonora:

BOB MARLEY & THE WAILERS, Rastaman Chant

PETER TOSH, Legalize It

UB40, Red Red Wine

THE SMITHS, What She Said

THE GOOD, THE BAD & THE QUEEN, Northern Whale

Wild Nothing – Shadow (Live on KEXP)

I nostri voti


stile narrativo
5
tematica
6
potenzialità di mercato
4




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