Pandemia, l’ondata estiva ora preoccupa

pronto soccorso Reggio Emilia

La seconda riunione di luglio della cabina di regia tra Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Regioni/Province autonome, convocata come di consueto per fare il punto della situazione sullo stato dell’epidemia di nuovo coronavirus in Italia, ha fatto emergere più di qualche preoccupazione, soprattutto alla luce della crescita di tutti i parametri di monitoraggio: non sembra fermarsi, insomma, l’ondata estiva di contagi e ospedalizzazioni causata dalle sottovarianti BA.4 e BA.5 della variante omicron.

Secondo i calcoli del ministero e della Protezione civile, il valore dell’indice di trasmissibilità medio dell’infezione da virus Sars-Cov-2 – calcolato sui casi sintomatici – è salito da 1,30 a 1,40 (range 1,36 – 1,46), restando dunque al di sopra della cosiddetta “soglia epidemica” (Rt = 1), il valore che separa convenzionalmente una situazione di epidemia in avanzamento (quando Rt è maggiore di 1) da una situazione di epidemia in regressione (quando Rt è inferiore a 1).

In leggero aumento anche l’Rt ospedaliero, ovvero l’indice di trasmissibilità calcolato sui casi di pazienti con Covid-19 che necessitano di ricovero ospedaliero, il cui valore è passato da 1,22 a 1,24 (range 1,21 – 1,28), rimanendo anch’esso al di sopra della soglia epidemica.

L’incidenza settimanale dei contagi ha fatto registrare un altro consistente balzo in avanti: negli ultimi sette giorni presi in considerazione, infatti, il valore dell’indicatore è passato da 763 a 1.071 nuovi casi di positività ogni centomila abitanti. Un valore che rimane per la trentaseiesima settimana consecutiva al di sopra della soglia di attenzione di cinquanta nuovi casi ogni centomila abitanti, quella che secondo le indicazioni dell’ormai disciolto Comitato tecnico-scientifico consentirebbe – se non fosse oltrepassata – il miglior controllo possibile della circolazione del virus grazie a un efficiente contenimento (identificazione dei casi + tracciamento dei relativi contatti) ma che ormai in Italia – e non solo – sembra quasi un miraggio.

In crescita anche i numeri riferiti alla pressione sulle strutture ospedaliere: stando alla rilevazione del Ministero della salute, il tasso di occupazione di posti letto nei reparti di terapia intensiva da parte di pazienti con Covid-19 è salito dal 2,6% del 30 giugno al 3,5% del 7 luglio (in Emilia-Romagna è al 4%); nello stesso intervallo di tempo è aumentato anche il tasso di occupazione di posti letto in area medica non critica, passato dal 10,3% del 30 giugno all’attuale 13,3% (in Emilia-Romagna è al 13%).

Per quanto riguarda la classificazione del rischio epidemico, secondo l’ultimo monitoraggio 12 tra regioni e province autonome sono considerate “a rischio moderato” (e due di queste sono ritenute ad alta probabilità di progressione verso uno scenario peggiore), mentre le altre dieci sono classificate “a rischio alto”: nove per la presenza di molteplici allerte di resilienza, una per non aver raggiunto la soglia minima di qualità dei dati trasmessi all’Istituto superiore di sanità. Sono venti le regioni e le province autonome che hanno riportato almeno una singola allerta di resilienza, mentre sono appunto nove quelle che hanno registrato molteplici allerte.

È in leggero aumento (dal 9% al 10%) la percentuale dei nuovi casi di positività rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti, mentre è diminuita (dal 44% al 41%) la quota di persone contagiate individuate attraverso la comparsa dei sintomi; in aumento, infine, anche la percentuale (dal 47% al 49%) dei nuovi casi diagnosticati attraverso le attività di screening.



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