Operazione “Perseverance” contro la ‘ndrangheta in Emilia, nove persone in arresto

carabinieri mascherina

All’alba di venerdì 12 marzo la polizia di Reggio e i carabinieri di Modena hanno eseguito dieci misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Perseverance” contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia: sette persone sono finite in carcere, due agli arresti domiciliari e una decima è stata colpita da una misura interdittiva. Le misure sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari di Bologna su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

L’accusa per tutti e dieci è quella di associazione di tipo mafioso finalizzata, tra le altre cose, all’attività di recupero crediti di natura estorsiva e al trasferimento fraudolento di valori mediante l’attribuzione fittizia della titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o agevolare il riciclaggio e il reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, anche tramite falsità ideologiche in atti pubblici commesse da pubblici ufficiali e da privati. Sono in corso inoltre decine di perquisizioni nelle province di Reggio, Modena, Parma, Ancona, Crotone, Milano, Prato, Pistoia e Latina. In tutto sono 29 le persone indagate.

Nell’ordinanza con la quale il gip Alberto Ziroldi ha disposto le dieci misure cautelari è riportato anche un episodio risalente alla fine del 2019, emerso da una registrazione tra Giuseppe Friyo, Domenico Cordua e una terza persona: i tre stavano organizzando un agguato ai danni di una donna, poi fortunatamente mai messo in pratica.

“Ragazzi c’è da fare una lavorettino, se vi interessa eh (…) c’è da picchiare una donna…”, dice Cordua. “E che dobbiamo fare? Dobbiamo darle dei pugni?”. “La mandate in ospedale… o le buttate un po’ di acido sulla faccia”. “Dev’essere sfregiata?”. “Bravo, solo la faccia però. Le butti l’acido addosso e te ne vai”. Nella registrazione gli interlocutori di Cordua, pur evidenziando alcuni dubbi in merito, si informano comunque sull’eventuale compenso e richiedono altre informazioni sul bersaglio e sul luogo in cui agire. Il terzo interlocutore: “L’acido sai cosa le fa? Che dagli occhi non vede più”. Cordua: “Bravo… e quello devi fare”. “Quello è già… come morte!”. Friyo: “L’hai rovinata! L’hai rovinata”. Conclude il terzo interlocutore: “Eh, l’hai rovinata, eh, meglio sparare che rovinarle la vita”.

Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi. “A nome della collettività reggiana desidero ringraziare inquirenti e forze dell’ordine per l’operazione contro la ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, che ha portato ad arresti e perquisizioni a Reggio e in numerosi altri capoluoghi italiani. In particolare, in città, grazie del prezioso lavoro al Questore, a tutta la struttura di via Dante e al servizio Squadra Mobile, impegnati nell’operazione assieme al Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Modena con il Nucleo investigativo, insieme alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna. L’impegno a favore della legalità e contro le infiltrazioni dei clan non si ferma”.

Il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni. La maxi-operazione contro la ‘ndrangheta condotta in queste ore, per la quale mi complimento con la Direzione distrettuale antimafia e con tutte le forze dell’ordine, ribadisce ulteriormente l’importanza dell’inchiesta Aemilia e la necessità di proseguire quel lavoro che, come istituzioni, stiamo svolgendo da tempo per tenere alta l’attenzione su quel processo e su tutto quello che portato con sé, a partire da nuovi filoni di indagine come gli arresti di queste ore stanno confermando. Un lavoro che ci vede costantemente impegnati insieme a cittadini, scuole, associazioni e altre istituzioni nell’informazione e sensibilizzazione in tema di legalità e che ha prodotto risultati importanti: dal festival Noicontrolemafie che prosegue, pur se con nuova modalità, anche durante l’emergenza sanitaria, ai protocolli su edilizia e appalti e all’Ufficio associato per la legalità, realizzati con il fondamentale sostegno della Prefettura.
Tanto si è fatto, ma non basta: dobbiamo essere consapevoli che le organizzazioni malavitose non sono state definitivamente estirpate e continuano a tentare di penetrare nel tessuto economico e sociale, anche nei nostri territori.
E’ una battaglia quotidiana quella che tutti insieme, non solo magistratura e forze dell’ordine, siamo chiamati ad affrontare: come istituzioni, ma anche come semplici cittadini attraverso le azioni e le scelte che ogni giorno siamo chiamati a compiere.
Come ricordavamo pochi giorni fa nel corso di un incontro con il prefetto Bruno Corda, direttore dell’Agenzia nazionale beni confiscati alla criminalità organizzata, in occasione della costituzione del Nucleo di supporto da parte della nostra Prefettura, proprio l’emergenza sanitaria ci obbliga a non abbassare la guardia. Da un lato l’ovvia fragilità di tante realtà economiche nell’affrontare i pesanti contraccolpi della pandemia, dall’altro i cospicui finanziamenti che il Recovery plan profila all’orizzonte, impongono infatti ancora più attenzione per evitare ogni possibile tentativo di infiltrazione malavitosa.

Cinquestelle. “Dalle prime ore dall’alba, la Polizia di Reggio Emilia ed i Carabinieri di Modena, stanno eseguendo 10 misure cautelari personali, in particolare: 7 custodie in carcere, 2 arresti domiciliari e una misura interdittiva nell’ambito della Operazione Perseverance. L’accusa è associazione di tipo mafioso finalizzata, tra l’altro, all’attività di recupero credito di natura estorsiva e al trasferimento fraudolento di valori mediante l’attribuzione fittizia della titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, o di agevolare la commissione di riciclaggio e di reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, anche tramite falsità ideologiche in atti pubblici commesse da pubblici ufficiali e da privati. In totale gli indagati sono 29” dichiarano in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Vittorio Ferraresi, Gabriele Lanzi, Maria Laura Mantovani, Maria Edera Spadoni, e Davide Zanichelli.
“Questi arresti ci dimostrano come non si debba abbassare la guardia sul territorio, la criminalità organizzata è ancora radicata e continua ad operare, specialmente in tempo di pandemia. Un plauso e un ringraziamento alle Forze dell’Ordine, e alla Procura di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia, per il continuo e fondamentale lavoro a tutela della legalità nella nostra regione. L’attenzione resti alta” concludono Ascari, Ferraresi, Lanzi, Mantovani, Spadoni, e Zanichelli.



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