Novellara, un operaio muore schiacciato

Coronavirus ambulanza

Un grave infortunio sul lavoro dalle conseguenze mortali si è verificato nella prima mattinata di oggi mercoledì 30 giugno all’interno di un’azienda in via Ampere, nella zona industriale del comune di Novellara, in provincia di Reggio Emilia, in conseguenza del quale ha perso la vita un operaio 58enne di Reggiolo.

Secondo una prima ricostruzione investigativa operata dai tecnici del servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl di Guastalla, intervenuti con i carabinieri di Novellara, l’uomo, per cause ancora all’esatto vaglio, è rimasto investito e schiacciato da un sacco di mangimi da 12 quintali da un muletto. A trovare l’uomo sotto il sacco alcuni dipendenti dell’azienda che hanno quindi prestato i primi soccorsi richiedendo l’intervento dei sanitari inviati dal 118 che non potevano fare altro che constatarne il decesso. Sono in corso le indagini e gli accertamenti da parte dai tecnici del servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl di Guastalla coordinati dalla Procura reggiana.

Inaccettabile si muoia lavorando. La Cgil e la Flai di Reggio Emilia, sono vicine alla famiglia di Roberto Romitti, ed esprimono sgomento e cordoglio per l’ennesimo caso di infortunio mortale sul lavoro avvenuto stamattina a Novellara presso la Methodo Chemicals.
Non è accettabile che si continui a morire lavorando, in un continuum con frequenze da capogiro. Da quando il Paese ha “riaperto”, dopo lo stop imposto dalla pandemia e in base a quel “rischio calcolato” messo in conto nelle parole del presidente Draghi, quasi quotidianamente registriamo morti riconducibili all’attività lavorativa.

È un “rischio calcolato” che non può essere accettato. Si protrae lungo tutta la Penisola una strage continua, che ipocritamente viene definita col termine di “morti bianche”, che non può far rumore solo nell’immediato per sparire dai radar fino alla prossima vittima.
Per questo bisogna determinare in tempi rapidissimi un cambio di passo, fatto di azioni concrete, da parte delle imprese che devono investire nella salute e sicurezza dei propri dipendenti e non considerare la tutela dell’incolumità di chi lavora come una voce di spesa da tagliare o sui cui risparmiare.

E’ necessario che aumentino le ispezioni e le sanzioni per chi viola le norme in materia e che questo tema assuma primario rilievo nell’ agenda politica nazionale.
Come Cgil, assieme a Cisl e Uil, abbiamo sollecitato la Prefettura durante l’ultimo presidio di protesta, il 4 giugno scorso, presentando le nostre rivendicazioni in materia. Che sono le rivendicazioni di chi tutte le mattine si alza per recarsi sul posto di lavoro.
Non ci stanchiamo di ripetere che non è più possibile rimandare il momento in cui tutti – dalle Istituzioni, agli organi ispettivi, al sindacato e alle imprese – operino responsabilmente mettendo in campo ogni azione necessaria per fermare questa inaccettabile strage.



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