Michael Zadoorian – “Beautiful Music”

Michael Zadoorian – Beautiful Music
7.3

Chi leggerà – perché bisogna proprio leggerlo “Beautiful Music” – capirà che cosa significhi amare la musica, e nel nostro caso è di musica pop/rock che parliamo, ma soprattutto capirà che cosa si intende quando qualcuno dirà: «La musica mi ha salvato la vita».

Daniel Yzemski vive a Detroit, e la nostra storia inizia nel 1969, l’anno dopo la rivolta degli afroamericani della città (nel 2017 è uscito il film di Kathryn Bigelow che racconta quei fatti).

È il 1969. Danny ha dieci anni e insieme al padre ascolta, quando sono a bordo della Pontiac Bonneville, che ha soprannominato Hindenburg, una radio canadese di beautiful music, che al tramonto chiude le trasmissioni per ricominciare alle 6 del giorno dopo. E come la dissolvenza nelle canzoni (vedi “Dancig Days” dei Led Zeppellin) questi vuoti scombinano Danny.

Nella carbonaia, che il padre trasforma giorno dopo giorno in un santuario della musica stereofonica, Danny costruisce modellini di auto e ascolta la muzak che loro due insieme vanno a comprare da Korvettes. Mentre di sopra la madre, che ogni tanto compare sulle scale per protestare o della musica e del rumore, beve whiskey e guarda la televisione.

Nella sua camera Danny si sintonizza tutte le sere su una stazione radio canadese che trasmette country (richiede al dj “A Boy Named Sue” di Johnny Cash: «Ho dieci anni e vorrei ascoltare…»), soft rock, soul ecc… Poi arriva il tempo del liceo e per un ragazzino perbene come lui, che alle elementari ha persino vinto un premio per la buona condotta, è motivo di mille paure persino quella di finire schiavo della droga.

Se non sarà vittima della droga, forse, lo è dei bulli che cerca di evitare facendosi invisibile, ma non sempre è un’operazione che gli riesce. E frequentando il liceo e lavorando, nel pomeriggio, in un magazzino di spedizioni tartassato da due bulli “hippie” ma sintonizzati sulle FM giuste, cambiano i suoi gusti musicali – che non sto a elencarvi, ma un aiutino ve l’ho già dato sopra.

La colonna sonora della sua vita, composta di dischi in vinile (sicuramente pregni di nostalgia ma impossibili da utilizzare con il telecomando) da s-cellophanare religiosamente, da cui emerge spontaneamente la canzone giusta che gli risuona in testa nei momenti più difficili della sua vita marchiata come “Narc”, spia della narcotici. Per come veste, per il suo comportamento schivo. Una vita delicata in mezzo ad improvvisi scoppi di violenza, come il parapiglia tra studenti neri e bianchi in cui Danny rimane coinvolto suo malgrado.

Nel raccontare di Danny, l’autore scrive delle tensioni razziali, della battaglia per i diritti civili a Detroit, ma di riflesso in tutti gli Stati Uniti, della middle class bianca americana con i suoi riti consumistici e i suoi pregiudizi razziali. Di una società in cambiamento.

Zadoorian ha una scrittura vellutata, delicata, che senza accorgertene senti improvvisamente pulsare al ritmo del tuo cuore. Ogni pagina parla di un gruppo, di canzoni, di album. In pratica c’è scritta la storia del rock fino al 1974. Il paradiso.

 

Michael Zadoorian, Beautiful Music, Marco y Marcos, Milano 2018, pp. 329, 18,00 euro

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

 

Colonna sonora

Johnny Cash – A Boy Named Sue

Quicksilver Messenger Service – Mona

Fleetwood Mac – Heroes Are Hard To Find

The Stooges – 1969

King Crimson – 21st Century Schizoid Man Including Mirrors

Traffic – Low Spark Of High Heeled Boys • Live 72

Neil Young & Crazy Horse – Down By The River

Led Zeppelin – Dancing Days

I nostri voti


stile narrativo
8
tematica
7
potenzialità di mercato
7




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