“Mi chiamano Messi”, il libro di Francesco Messori

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Francesco Messori, per gli amici Messi, nasce a Bologna il 22 novembre 1998. Vive e cresce a Correggio (RE), con il papà Stefano e la mamma Francesca. Fin da bambino mostra una radicata propensione per il gioco del calcio, che lo induce a intraprendere con determinazione la strada del calciatore. Non senza difficoltà però: dalla nascita Francesco è infatti privo dell’arto inferiore destro. Significa che deve giocare indossando una protesi, oppure, come ha fatto quasi subito, con l’ausilio delle stampelle. Nel 2012 crea un gruppo Facebook, attraverso il quale lancia un appello: cerca calciatori “come lui”. Le risposte non si fanno attendere, le adesioni sono numerose. Francesco fonda la Nazionale Calcio Amputati. La squadra partecipa al Campionato Mondiale nel 2014 e agli Europei nel 2017, qualificandosi per il Mondiale 2018.

Mi chiamano Messi, la formidabile autobiografia del capitano della Nazionale Italiana di Calcio Amputati, Francesco Messori, arriverà in tutte le librerie nazionali e sugli online stores (anche in e-book) alla fine di gennaio. Il volume verrà presentato in anteprima nazionale a Reggio Emilia: insieme a Francesco Messori e Elena Becchi (editor che ha accompagnato Messori nella stesura del volume) interverranno Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia- Romagna, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e Antonello De Oto coordinatore FIGC giovanile Emilia Romagna.
L’evento organizzato dalla casa editrice Aliberti in collaborazione con Banca Mediolanum, si terrà lunedì 14 gennaio alle ore 18:00 nella bellissima Sala del Capitano del Popolo (Hotel Posta).

Il libro. Francesco ha vent’anni e gioca a calcio come i ragazzi della sua età. Ma in una maniera “speciale”: perché Francesco è nato con una gamba sola.
Un giocatore che non ha davvero niente da invidiare ad altri famosi “Francesco” del mondo del calcio: di certo non ha avuto meno tenacia, forza di volontà, coraggio e capacità di soffrire per potersi conquistare “la maglia”.
La sua vita è un esempio che merita di essere conosciuto da tutti noi, soprattutto da quelli che troppo spesso liquidano i giovani di oggi come bamboccioni.
Francesco è un ragazzo come gli altri. Il suo handicap fisico, in fondo, è per lui un particolare che non gli ha impedito di coltivare e di realizzare il sogno che aveva e che sembrava assurdo per uno come lui: giocare a calcio. Conoscere Lionel Messi. Parlare all’Assemblea dell’ONU. E, soprattutto, vestire la maglia della Nazionale.

«Indosso la giacca nera, la lascio aperta sul davanti, poi la camicia bianca, i pantaloni grigi a sigaretta e il mocassino nero lucido. È il 16 marzo 2018, mi trovo a New York, al primo piano del Palazzo di Vetro, sede ufficiale dell’ONU. L’occasione è la cerimonia d’inaugurazione del “Change the World Model United Nations”, e io sono emozionato come non lo sono mai stato. Ho parlato molte altre volte in pubblico, ma questa volta è diverso, per tanti versi è più difficile. “Vi voglio presentare due sportivi, due persone speciali che mi hanno dato gioia”. La prima di quelle persone sono io, l’altra è Carlo Ancelotti. È Marco Tardelli che parla, sì, proprio lui. Io, così piccolo, in mezzo a quei due giganti del calcio italiano, che ci faccio? Da non crederci. “Mi chiamo Francesco Messori, sono nato senza una gamba e fin da piccolo la mia più grande passione è stata il calcio…”».



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