Maxi-discarica abusiva di scorie di acciaio nella Bassa Reggiana, nove indagati

auto carabinieri casolari campagne Sant’Ilario Montecchio – CC

Apre scenari inquietanti l’inchiesta della Procura di Reggio che ha portato alla scoperta, nella Bassa reggiana, di una maxi-discarica abusiva con oltre 900.000 tonnellate di scorie di acciaieria non trattate e scorie di fusione, che avrebbero anche compromesso e deteriorato le acque sotterranee, tanto da far registrare il superamento dei valori limite di ferro e arsenico.

Secondo le indagini, per coprire quello che appare come un vero e proprio disastro ambientale sarebbero stati coinvolti anche alcuni funzionari del servizio territoriale dell’Arpae, l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia.

Al momento sono nove le persone indagate, tra imprenditori, professionisti e funzionari pubblici: sette di loro sono residenti nella Bassa reggiana, uno in provincia di Parma e un altro in provincia di Modena.

L’attività investigativa ha squarciato il velo su un’attività illecita di smaltimento di rifiuti, con conseguente inquinamento ambientale, che secondo gli inquirenti andava avanti da quasi dieci anni. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Reggio e dal Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale (Nipaaf) della specialità forestale dei carabinieri, hanno portato a una serie di perquisizioni e sequestri (materiale informatico e cartaceo, che sarà successivamente vagliato dagli inquirenti) presso le sedi legali e le unità locali di due società, negli studi professionali e in tutti gli spazi risultanti nella disponibilità delle nove persone indagate.

L’operazione ha acceso i riflettori su quello che è considerato uno dei più gravi episodi di danno ambientale sul territorio reggiano. Sono diversi i reati ipotizzati: realizzazione e gestione di una discarica non autorizzata, inquinamento ambientale (per la compromissione e il deterioramento delle acque sotterranee nell’area interessata) e falso ideologico in atti pubblici.

Quest’ultimo reato, in particolare, viene contestato ad alcuni dipendenti del servizio territoriale dell’Arpae, che secondo le accuse avrebbero attestato il falso in rapporti conclusivi di controllo nel tentativo di attribuire il superamento dei valori limite di alcune sostanze a presunte caratteristiche geochimiche dei terreni in questione, anziché alle condotte illecite di smaltimento delle scorie.



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