Ex collaboratore 5s alla Camera: così fui spinto alle dimissioni da Giulia Sarti

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Lorenzo Andraghetti, ex attivista e collaboratore parlamentare alla Camera per il Movimento 5 stelle, spiega in una sorta di diario a puntante pubblicato su Lettera43 come si concluse la sua vicenda lavorativa con la deputata di Rimini del M5s Giulia Sarti, recentemente finita nella bufera di Rimborsopoli, che si è dimessa da presidente della Commissione giustizia e autosospesa dal Movimento, poi di fatto cacciata dal vicepremier grillino Luigi Di Maio.

Scrive Andraghetti: “Dopo aver scoperto casualmente il vero nome dell’ex fidanzato di Giulia Sarti, Bogdan Tibusche (si faceva chiamare Andrea De Girolamo), ed essere stato demansionato dal mio ruolo di responsabile social network in favore del neo fidanzato dell’onorevole Sarti, continuai a svolgere piccole mansioni inerenti al mio lavoro, sempre in ufficio 8 ore al giorno (anche se avevo un contratto part-time) e sempre in compagnia dell’onnipresente Bogdan”.

Poi la richiesta di dimissioni: “Era chiaramente in atto da parte della coppia il tentativo di farmi arrivare alle dimissioni e sapevo che avrei avuto vita breve in quel ruolo. Dopo nemmeno tre mesi dall’inizio della mia avventura romana iniziai quindi a cercare un altro deputato che avesse bisogno di un collaboratore. Paolo Bernini, anche lui attivista del Meetup di Bologna, mi prese subito a lavorare con lui (inizialmente part-time) dato che non aveva ancora un assistente. Nello stesso periodo, verso fine maggio 2013, mi arrivò una telefonata da Giulia Sarti, la quale mi chiese di dimettermi dal mio incarico dato che non ero in grado (a suo dire) di gestirle i social network (i like ai post e alla pagina erano pochi, sempre a suo dire) e che se ne sarebbe occupato il suo ragazzo, essendo più capace di me (sempre secondo lei). Dopo circa 2 mesi e mezzo dalla mia assunzione, e 5 anni di attivismo nel M5s, Giulia aveva deciso di fidarsi di una persona che conosceva da non più di un mese. Io risposi che non volevo licenziarmi al momento, e che ritenevo il signor Tibusche un esperto di informatica ma non in comunicazione. Le chiesi di aspettare, oppure di licenziarmi”.

E ancora: “Giulia non era un’ingenua, sapeva di non avere alcuna ragione per licenziarmi e temeva una mia causa per licenziamento senza giusta causa. Ma è proprio in questo momento che commise il tipico errore che il datore di lavoro intenzionato a fare mobbing sul dipendente non dovrebbe mai fare. Mi inviò una mail in data 23 giugno 2013 (che ho salvato), nel cui allegato era presente una lettera che recitava: «lI sottoscritto Lorenzo Andraghetti con la presente comunica di voler rassegnare le proprie dimissioni dall’impiego in atto per motivi strettamente personali». E nel testo della mail: «Ciao Lorenzo, questa è la lettera di dimissioni che devo inviare firmata al consulente del lavoro […] inviamela appena puoi”.

Lettera con i veri motivi. “Chiesi a Paolo Bernini di passarmi a tempo pieno, e lui accettò. Il primo luglio 2013 scrissi una mail al consulente del lavoro e a Giulia Sarti, in cui mettevo nero su bianco tutti i motivi del mio licenziamento rassegnando le mie dimissioni (ma non di certo per motivi personali). Scrissi chiaro e tondo che avevo subito un demansionamento, intromissioni da parte del fidanzato della onorevole, senza contare il cronico ritardo nel pagamento dello stipendio (il Tfr me lo diede solo a dicembre!). Finì così. Non ci siamo mai più parlati.

L’assurda storia che ho vissuto all’età di 26 anni e che ho raccontato in questi tre articoli è corroborata dalle mail di cui ho parlato in questo articolo. I dettagli e i giudizi fanno parte della mia visione dei soggetti coinvolti (anche se sono contenuti nella mia lettera di dimissioni). Sta al lettore credermi o meno”.

La versione dell’ex collaboratore di Tibusche. Dopo i miei articoli, però, un ex collaboratore di Tibusche che lavorava a Social Tv ha pubblicato un video in cui non solo conferma i racconti in merito ai presunti legami dell’ex fidanzato di Sarti con i «servizi segreti» e gli «Usa», ma in aggiunta accenna a una misteriosa carta di credito intestata a una terza persona destinataria delle donazioni per la suddetta Social Tv.

Ecco la classe dirigente. Il “lato umano” di questi due personaggi e la loro “serietà” sul posto di lavoro è qualcosa che sicuramente non ha a che fare con la presunta truffa, ma credo sia rilevante per fare luce sulla loro personalità e correttezza. Un domani Giulia Sarti potrebbe essere un sottosegretario alla Giustizia o presidente della commissioni Antimafia, per esempio. Facendo capire il tipo di reazione che ebbe la giovane deputata del M5s alla prima difficoltà incontrata nel corso della sua vita politica da eletta, si può dedurre come potrà gestire situazioni ben più gravi e complesse.

P.S. Chi abbia rubato le mail a Giulia Sarti è rimasto un mistero. Dell’inchiesta aperta dopo l’hackeraggio non si è saputo più nulla.



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