Perché vi proponiamo un titolo che potrebbe spaventare qualcuno o, forse, molti? Perché è un saggio e, al tempo stesso, un romanzo. È un saggio storico con taglio spiccatamente romanzato dell’editoria libraria italiana del Novecento? Anche o, forse, soprattutto. È pure una autobiografia, romanzata? L’autore, dal canto suo, non ci aiuta a risolvere l’arcano, anzi lo accentua, con sapiente malizia, da vero professionista del settore. Dice nell’epilogo: «Le cose scritte in questo libro sono quasi tutte vere. Me compreso».
Intanto, perché lo abbiamo battezzato romanzo storico? Perché, sì, ci potete trovare la storia dell’editoria italiana dagli esordi competitivi di Arnoldo Mondadori e Angelo Rizzoli: «Come alle origini di Roma alle origini dell’editoria libraria italiana del Novecento – scrive Ferrari – ci sono due gemelli o quasi. Come può succedere, e a volte succede tra gemelli, si odiano cordialmente per tutto la vita. Il primo chiama il secondo “quel gangster”, il secondo si rifiuta anche solo di pronunciare il nome del primo. Angelo Rizzoli e Arnoldo Mondadori…». Vero? Falso? L’attacco però è fulminate ed è la cifra stilistica che conferisce leggerezza (scuola Calvino?) al ponderoso volume.
Una storia non accademica, non ingessata, raccontata attraverso i personaggi che hanno dato lustro, nella loro diversità, all’editoria italiana e non. Oltre ai summenzionati editori lombardi, Ferrari che narra non per sentito dire ma per vita vissuta, ci presenta i Bompiani, i Boringhieri, gli Einaudi, i Longanesi, i Sellerio, e solo per citarne alcuni. Ci racconta di vendite e di accorpamenti, di nuove iniziative editoriali, differenti, ad esempio, tra Milano e Roma, dove la prima è la capitale dei gruppi più o meno grandi. «Roma delle case editrici che amano definirsi indipendenti». Ferrari opta per la definizione “autonome”.
Case editrici, cioè, che si reggono sulle proprie gambe, come a ribadire «una concezione classica dell’editoria, una persona, – l’editore – che ha in testa una (abbastanza) precisa idea di quali libri vorrebbe pubblicare a suo nome e che ha i mezzi, o sa procurarseli, per finanziare l’impresa editoriale». E bravi editoriali che abbiano fiuto nel vasto mare dell’editoria in campo nazionale, ma soprattutto in campo internazionale dove la concorrenza è fortissima e qualificata.
Ferrari ci racconta tutto questo; e delle difficoltà del mercato librario italiano e del mistero del mercato del libro stesso che ha dinamiche tutte sue; del corteggiamento fatto agli scrittori; delle sue frequentazioni professionali; delle manovre per vincere i premi letterari e per accaparrarsi gli autori best sellers, perché «idee, soldi e scoperte [sono] i tre pilastri [che] si mescolano in ogni casa editrice». Con discanto prosegue: «Torniamo sempre lì, a Dio e Mammona».
I seguaci di Mammona sono sempre più agguerriti, afferma, mentre «quelli di Dio brancolano nel buio ed è forse questa la loro irrimediabile condizione. Il destino degli editori, che stanno con piede di qua e uno di là».
Gian Arturo Ferrari, per chi non lo conoscesse, ha vissuto dentro l’editoria (anche scrittore), dividendola con l’insegnamento universitario. Ha lavorato alla Boringhieri, è stato direttore Libri alla Rizzoli; ha diretto la Divisione Libri del Gruppo Mondadori, quando Berlusconi ne è diventato proprietario. «L’avvento alla proprietà di Silvio Berlusconi – scrive l’autore – non ha di fatto nessuna conseguenza sulla politica specificamente editoriale dei libri Mondadori. Berlusconi nutre precise convinzioni ed è un uomo molto sensato…».
È consapevole di saper fare la televisione com’è altrettanto consapevole che i «libri la Mondadori li sa fare e lui no. Quindi preferisce non intromettersi», come i suoi collaboratori, «propone qualche libro, ma senza insistenze, con molta discrezione». Rispedendo così al mittente le accuse di segno opposto provenienti da tanta parte della cultura di sinistra. D’Alema, però, si distingue.
(Gian Arturo Ferrari, Storia confidenziale dell’editoria italiana, Marsilio, 2022, pp. 363, 19,00 euro. Recensione di Glauco Bertani).
(Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia).







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