La segretaria provinciale del Partito Democratico di Reggio Gigliola Venturini ha espresso in una nota la sua preoccupazione per la situazione del focolaio di nuovo coronavirus scoppiato all’interno del carcere di Reggio, il cui bilancio dopo il weekend di Pasqua è salito a quasi 120 detenuti positivi (su un totale di quattrocento totali) e almeno venticinque guardie penitenziarie contagiate (su un organico effettivo – già sottodimensionato di cento unità – pari a circa centoquaranta addetti).
“Nei giorni passati – ha spiegato Venturini – abbiamo appreso dei ritardi di alcune Regioni nella vaccinazione delle fasce di anziani a beneficio di categorie meno esposte ai rischi di contagio grave. In Emilia-Romagna ciò non è accaduto, e di questo dobbiamo rallegrarci, anche se il tema dei fragili resta una priorità. Vanno emergendo situazioni particolari nelle quali la concentrazione di persone in luoghi chiusi come le carceri, l’esposizione di lavoratrici e lavoratori in luoghi di lavoro ad alta frequentazione di pubblico come i supermercati e infine situazioni di precarie condizioni igieniche di vita e alta concentrazione di lavoratori stranieri impiegati in agricoltura in diverse aree del Paese devono far riflettere sulla necessità di favorire al più presto la vaccinazione anche per queste categorie, a prescindere dalla fascia d’età”.
“Anche nelle carceri della nostra regione, e di Reggio in particolare, la diffusione del contagio sta diventando esponenziale”, ha ricordato l’esponente del Pd, “e il personale di custodia è fortemente ridotto perché significativamente colpito da contagi e quarantene. Per questo vogliamo unire la nostra voce a tutti coloro che già hanno chiesto alle istituzioni locali e alla Regione di implementare gli impegni già presi con l’accesso alla vaccinazione non solo delle categorie previste per ruolo e per età, ma di tutta la popolazione carceraria”.
Venturini ha chiesto che siano prese “misure straordinarie di cura e separazione dei positivi dagli altri ospiti della struttura, siano essi detenuti o persone che frequentano il carcere come assistenti, insegnanti, sacerdoti, medici, come chiedono sindacati e associazioni, oltre a consiglieri regionali e da ultimo l’intero consiglio comunale di Reggio”.
Se il sovraffollamento delle carceri è da sempre un problema italiano, “in condizioni di pandemia questo rischia di divenire una bomba innescata per la sicurezza dei luoghi e delle persone, oltre che per il diritto alla salute dei detenuti e dei lavoratori. Riteniamo che intervenire rapidamente sia un dovere morale e materiale di cui occorre farsi carico da parte delle istituzioni competenti”.







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