Una stoccata alla sinistra – dalla segretaria del Pd Elly Schlein all’ex presidente del Consiglio Romano Prodi – e un affondo contro il leader della Cgil Maurizio Landini; la rivendicazione dei risultati conseguiti alla guida del governo, sia sul fronte economico sia su quello delle politiche migratorie, e l’annuncio del prossimo addio alla presidenza dei Conservatori e riformisti europei. Giorgia Meloni infiamma la platea di Atreju, chiudendo la tradizionale kermesse di Fratelli d’Italia.
La sinistra e la segretaria del suo principale partito, Elly Schlein, destinatari degli attacchi più pungenti da parte di Meloni. A partire dalla crisi dell’automotive: “A Schlein si inceppa la lingua quando deve dire la parola Stellantis”. Meloni respinge al mittente anche le accuse di aver sforbiciato le risorse destinate alla sanità: “136 miliardi e mezzo di euro, è il fondo più alto mai stanziato… La calcolatrice serve a voi, con quale faccia e dignità parlate?”.

Meloni ne ha anche per Romano Prodi, che aveva definito la leader di Fdi “obbediente” verso l’establishment europeo: “Quando ho letto questi improperi isterici di Prodi ho brindato alla mia salute. Siamo ancora dalla parte giusta della storia. Dalla svendita dell’Iri fino a come l’Italia è entrata nell’euro, all’accordo nel Wto, Prodi dimostra che di obbedienza se ne intende parecchio. Noi siamo all’opposto”. Su Landini attacca: “La verità è che gli scioperi non li organizza per aiutare i lavoratori ma per aiutare la sinistra” e con il suo “incitamento alla rivolta sociale”, il leader sindacale ha utilizzato “toni che non hanno precedenti nella storia del sindacato italiano: se li avessimo utilizzati noi – ironizza Meloni – sarebbero arrivati i caschi blu dell’Onu…”.






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Ma chissenefrega di costei!
In quanto automobilista e pedona mi sento discriminata rispetto ai ciclisti: le strade e i marciapiedi sono in condizioni da terzo mondo, le ciclabili tanto
In pratica sarà un altro tassello del progetto di sostituzione etnica così ben architettato dall'assessora e così supinamente avallato dalla cecità locale dedita a magnificare