La cooperativa Medicina Generale di Reggio concluderà con un convegno sulla situazione e sul futuro delle cure primarie territoriali le celebrazioni per il venticinquesimo anno di attività di quella che si colloca oggi tra le più rilevanti esperienze associative europee tra medici di medicina generale. La cooperativa, presieduta da Euro Grassi, si è infatti costituita nel 1996 e attualmente associa 240 medici di famiglia e pediatri di libera scelta che operano in provincia di Reggio.
L’appuntamento è per venerdì 17 dicembre alle 15 nella sede reggiana di Confcooperative. Il convegno sarà aperto dal direttore di Confcooperative di Reggio Giovanni Teneggi e proseguirà con l’ascolto di diverse esperienze di altre cooperative di medici di medicina generale (di Como, Milano, Modena e Siena) e del Consorzio nazionale sanità, per poi passare a un confronto sulle proposte della cooperativa reggiana al quale parteciperanno il segretario generale nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti, la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein e la direttrice generale dell’Ausl di Reggio Cristina Marchesi.
“La lunga stagione pandemica – ha osservato Grassi, che è anche segretario generale provinciale della Fimmg e presidente regionale di Federsanità/Confcooperative – ha messo in ulteriore evidenza, con un richiamo purtroppo molto severo, il valore fondamentale delle cure primarie e lo straordinario ruolo che i medici di medicina generale svolgono sul territorio, ma ha anche fatto riemergere in modo inedito le criticità di un sistema sanitario che punta ancora troppo poco su questa straordinaria risorsa che è sempre a disposizione dei cittadini, e non soltanto in situazioni di così grave emergenza”.
Secondo Grassi proprio nella fase più acuta di diffusione del Covid i medici di medicina generale reggiani, sostenuti dall’Ausl, si sono distinti a livello nazionale e regionale per le iniziative intraprese: “Mentre nel resto d’Italia i medici di medicina generale potevano fare solo televisite e vigile attesa, a Reggio sono nati 18 ambulatori Covid che nel 2020 hanno effettuato 6.444 visite tra la metà di marzo e la fine di giugno, associati a 27 Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) e Usca Cra (attive nelle residenze sanitarie assistite); azioni realizzate grazie allo straordinario lavoro di 239 medici di medicina generale, continuità assistenziale e medici in formazione volontari”.
In due mesi e mezzo, ha sottolineato Grassi, “più di 7.000 persone hanno evitato il ricorso alle strutture di pronto soccorso, con una contemporanea fortissima riduzione dei tempi di diagnosi, che sono passati da 6 a un giorno; le persone sono state subito terapizzate, il numero dei guariti sui casi totali a Reggio è risultato essere il secondo migliore in regione e l’indice di letalità nella nostra provincia è stato addirittura di tre punti inferiore alla media regionale. Inoltre questi ambulatori Covid hanno permesso di mantenere aperti gli studi di tutti i medici di famiglia per i casi non Covid”.
Ma anche al di là dell’emergenza sanitaria, secondo Grassi “per ragioni sociali, di servizio alle persone, di migliore organizzazione dei sevizi, di contenimento delle ospedalizzazioni e, in definitiva, anche per ragioni economiche oggi c’è bisogno di una forte riorganizzazione del sistema di cura che faccia leva proprio sul potenziamento delle cure primarie territoriali. Dobbiamo infatti tener conto sia di problemi (il pensionamento di molti medici di base avvenuto negli ultimi anni, con carenze legate a una mancata programmazione, le scarse reti tra strutture e professionisti della cura, i modesti investimenti tecnologici) che di nuove opportunità che si legano, ad esempio, agli investimenti previsti dal Pnrr e alla possibilità/necessità di orientare gli stessi investimenti sanitari regionali verso ambiti che non siano riconducibili esclusivamente alle strutture ospedaliere”.







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