A oltre quattro mesi di distanza dal devastante incendio divampato nella notte tra il 10 e l’11 febbraio scorsi nell’area del polo industriale di via Due Canali, a Reggio, nella mattinata di venerdì 20 giugno si è tenuto un vertice in videoconferenza sul futuro dell’azienda Inalca: erano presenti i rappresentanti del Ministero delle imprese e del made in Italy, di Invitalia, della stessa Inalca, il sindaco di Reggio Marco Massari e l’assessore al lavoro della Regione Emilia-Romagna Giovanni Paglia.
Al termine dell’incontro, Massari e Paglia hanno parlato di “passaggio importante nella vicenda Inalca”. Il Ministero, con il supporto di Invitalia, ha infatti manifestato la propria “piena disponibilità” ad accompagnare eventuali investimenti che il gruppo Cremonini (proprietario di Inalca) volesse intraprendere sul territorio reggiano, supportando in questo senso l’impegno già manifestato in precedenza sia dalla Regione Emilia-Romagna che dal Comune di Reggio.
L’azienda Inalca, dal canto suo, pur asserendo di poter procedere a ulteriori verifiche tecniche in tal senso, ha tuttavia anche ribadito l’attuale impossibilità di riproporre soluzioni industriali analoghe a quelle venute meno con l’incendio di febbraio, stante l’assenza di investimenti già programmati nel breve periodo. Lo stabilimento di Inalca, insomma, non sarà ricostruito tale e quale per dimensioni e funzionalità, almeno non nel breve termine – e forse, a questo punto, nemmeno nel medio o nel lungo periodo.
Nell’immediato, hanno ammesso Massari e Paglia, “si apre quindi un tema sociale fondamentale, che ha a che fare con le condizioni di chi è attualmente in cassa integrazione o sta affrontando lunghe trasferte per poter continuare a lavorare e vede quindi con legittima preoccupazione il proprio futuro”.
È a rischio, dunque, il futuro dei circa 400 lavoratori e lavoratrici di Inalca, Gescar e Fabbrica del Lavoro che fino al 10 febbraio hanno lavorato in via Due Canali a Reggio, che in questi mesi sono stati costretti a sobbarcarsi trasferte quotidiane verso gli altri stabilimenti emiliani del gruppo (in provincia di Modena e a Piacenza) o verso quello lombardo di Pegognaga (in provincia di Mantova); o che, in alternativa, sono stati messi in cassa integrazione. Una soluzione solo temporanea, almeno sulla carta, che però di mese in mese si va “stabilizzando” sempre di più.
“Le istituzioni saranno vicine a tutti loro e fin dai prossimi giorni continuerà il confronto con i sindacati, l’azienda e il sistema economico territoriale per costruire le migliori condizioni di uscita da questa situazione, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno e di consentire a tutti adeguate condizioni di lavoro”, hanno concluso Massari e Paglia.






Ultimi commenti
che in pratica nient'altro significa se non far pagare ai soliti noti (gia' abbondantemente vessati), costi che una massa di parassiti non puo' tirar fuori....
Già...Pantalon paga/il comune = pavone si fa bello con le piume nostre. Come sempre!
In realtà, direi che lo sciacallaggio è opera del c.d. centro sociale: privatizza gli introiti, tutti ad uso interno, mentre socializza le spese, scaricate sull'ignaro
però a dire certe baggianate una persona seria non sente un minimo di imbarazzo?
Cosa non sarebbe Reggio Emilia senza di lei. Futuro Sindaco ? Sindaca ? Sindac* ? o direttamente su uno scranno del Parlamento ?