Consigliera Pd Mahmoud fa pace con il questore

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La consigliera comunale del Partito democratico Marwa Mahmoud fa pace con il questore di Reggio Emilia Antonio Sbordone dopo uno scambio di battute avvenuto in merito all’integrazione dei cittadini stranieri.

Posta Marwa Mahmoud su Facebook: “Stamattina mi ha ricevuta il Questore di Reggio Emilia, Antonio Sbordone. Abbiamo parlato di educazione, di cittadinanza, di Ius Culturae e di migrazioni. È stato un incontro molto positivo e costruttivo, in cui è emersa tutta la sua sensibilità e il suo rammarico per i titoli comparsi sui giornali di ieri. Mi ha assicurato che nelle nostre scuole non ci saranno corsi discriminatori dedicati solo a bambini con origini straniere, ma che lavoreremo insieme per promuovere l’educazione civica tra tutti i cittadini di domani. È stato un confronto molto importante tra la politica e il mondo delle istituzioni, ma l’ho vissuto anche come un dialogo tra due genitori che hanno a cuore il futuro della città e del nostro Paese”.

Parole scoranti. Scrive in una nota stampa il presidente della Fondazione Mondinsieme Matteo Rinaldini: “Come Presidente della Fondazione interculturale Mondinsieme, ritengo scoranti le parole dette dal Questore di Reggio Emilia Antonio Sbordone rispetto al fatto che i figli degli immigrati non avrebbero la possibilità di apprendere in famiglia le “regole civiche” e alla conseguente necessità di “insegnargliele noi”. Ancora più scorante è poi il collegamento che il Questore istituisce tra la supposta “diseducazione famigliare” dei figli degli immigrati e il fatto che questi ragazzi finirebbero per “per aderire a gruppi di sbandati causando danni a se stessi e agli altri”. Non basta specificare, il giorno dopo, che l’intento con cui si sono dette quelle parole non è discriminatorio, perché purtroppo l’intento discriminatorio sta in quelle parole e in ciò che quelle parole esprimono. E’ possibile che il Questore si sia espresso male e che non abbia inteso dire ciò che ha di fatto detto.

Può capitare un “inciampo” di comunicazione, ma se così fosse, è urgente una precisazione su cosa in realtà si intendesse dire. Da ieri in questa città ci sono migliaia di ragazzi e di loro genitori che stanno aspettando un chiarimento. Da ieri nelle scuole e nei luoghi di lavoro migliaia di ragazzi figli di immigrati si stanno guardando intorno e si stanno chiedendo perché un’istituzione dello Stato ritiene che solo loro hanno bisogno di apprendere fuori dalla famiglia le “regole civiche” e perché solo loro “rischino di aderire a gruppi di sbandati” e non i loro compagni, colleghi e amici nati da famiglie provenienti da Reggio Emilia, Parma, Modena, Brescia, Torino, Treviso, Firenze, Macerata, Roma, Napoli, Salerno, Foggia, Cutro, Catania, ecc … Nell’attesa di un chiarimento, come Fondazione Mondinsieme ci rendiamo anche disponibili, nel caso lo si desideri, a favorire un incontro tra il Questore e i “figli di immigrati” che fanno parte delle associazioni che a noi fanno riferimento”.



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