‘Il fratello buono’ e l’America profonda

Il fratello buono Chris Offutt
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Con il romanzo di Chris Offutt “Il fratello buono”, scritto nel 1997, continuiamo il nostro viaggio nell’America profonda, lo specchio di un mondo che, in qualche misura, ha poi valicato i confini degli stessi Usa.

Siamo nel Kentucky, appena sotto quella che oggi è diventata la “Cintura della ruggine” (Rust belt). Virgil Caudill, il protagonista, vive in una contea fra boschi, campi, torrenti e colline. Guida il camion dell’immondizia a Rocksalt, abita in una roulotte, nei pressi della casa materna.

L’11 settembre 2001 è ancora lontano. E in ogni pagina della prima parte del romanzo si respira l’atmosfera che mi sono sempre immaginato dell’America del bluegrass, che è anche un tipo di musica country (e dei suoi derivati): bourbon (prodotto illegalmente), armi, uomini ruvidi e donne altrettanto toste, un senso di libertà dalla sovranità statale, sconosciuta all’Europa.

Un’umanità che fa tutt’uno con la propria terra. Virgil, un uomo in un certo senso atipico per l’ambiente in cui vive (ha anche studiato), deve, a un certo punto, fare i conti con la propria moralità/coscienza e la giustizia personale (ossia la biblica legge del taglione) che quella comunità richiederebbe.

«“Conoscevo tuo fratello”, disse, “Di’ a vostra madre che mi dispiace”. Virgil non sapeva mai cosa rispondere. L’uomo guardò su e giù lungo il torrente prima di continuare, in un sussurro spezzato. “È stato uno dei Rodale. Billy Rodale”».

Boyd, suo fratello, molto diverso da lui, per una ragione misteriosa viene ucciso. Virgil è il fratello buono che fino a quel momento aveva vissuto all’ombra del fratello maggiore. Tanto esuberante Boyd, quanto riservato Virgil. Il romanzo si sviluppa via via seguendo il senso di giustizia e la moralità di Virgil, che saranno messi a dura prova anche nella nuova realtà che conoscerà a Missoula, una città del lontano Montana, dove deciderà di spingersi per allontanarsi dalla sua contea.

«Seguì una statale che portava verso ovest», attraversa l’Indiana, l’Illinois, l’Iowa, il Nebraska, il South Dakota, il Wyoming, dove «dormì in un campo. La mattina attraversò il Dead Horse Creek, un letto di erba secca senza nemmeno un cavallo in vista. […] Entrò nel Montana attraversando la riserva dei Crow […] Continuò verso ovest, sulla I-90, passando accanto a un covone di fieno altro tre piani […] La terra continuava ad alzarsi. Le colline tra Bozeman e Livingston gli sembravano discrete, finché non cominciò la lunga scalata verso il passo Homestake», poi «iniziò la lunga discesa verso Butte, una città scavata nella montagna, governata dalla gigantesca statua di una donna […] Al crepuscolo arrivò a Missoula».

Nella città dello Stato ai confini con il Canada, affitta una capanna di pescatori in riva al Rock Creek. Dovrà affrontare un inverno duro e di solitudine estrema, interrotta sporadicamente da disperate fughe in città alla guida della sua Jeep Wagoneer.

«Il Montana era simile al Kentucky, a parte il fatto che le montagne erano più alte e non c’erano querce. A casa i poveri vivevano sulle colline e i ricchi in città. Lì era il contrario». Era il periodo in cui californiani facoltosi e stelle del cinema avevano scelto il Montana, e in particolare Missoula e dintorni, per immergersi nella “wilderness”.

A parte questa digressione sociologica, Virgil, che ora ha assunto l’identità di Joe Tiller (non rivelo oltre), a Missoula conoscerà un mondo profondamente diverso da quello che aveva lasciato. Un mondo di violenza, di odio razziale e una concreta e armata avversione al governo federale. «Temi il governo che teme il tuo fucile», c’è scritto su un cartello all’interno di un negozio, mentre su dei volantini Joe legge: «Il Montana agli americani liberi». L’assedio di Ruby Bridge, in Idaho, con morti e feriti (1992), e la strage di Waco, in Texas (1993), erano da poco accaduti.

A Missoula Joe trova la donna giusta, Botree, ma nell’ambiente sbagliato, composto da un gruppo di uomini armati, i Patriots, che rifiuta tutto ciò che “sa” di governo federale, a partire dalle sigle che lo rappresentano: Cia, Fbi, Atf, Nsa, Irs, Fema, ecc.

«Perché sono diventati così?», chiede Joe a Ty, uno che vive sul fiume poco lontano dalla sua capanna e che fa affari con questo gruppo di “patrioti” del Montana.
«Perché è finita la guerra fredda… Negli anni Cinquanta il governo federale voleva che tutti temessimo i russi. Questo creò una mentalità da bunker, che spinse la gente ad accumulare cibo e armi. Quando è finita la guerra fredda, tutta quella paranoia non ha avuto più un nemico su cui sfogarsi. I federali hanno riempito quel vuoto. Poi quello che è successo a Waco e Ruby Ridge ha dimostrato che avevano ragione».
«In che senso?», chiede.
«Ha dimostrato che il governo se l’era presa con dei cittadini americani».

Il Montana è ancora trumpiano. Nelle elezioni presidenziali del 2020, Donald Trump è stato votato dal 56,92% degli abitanti del “Big Sky Country”. Joe anche qui sarà chiamato a fare una scelta altrettanto radicale quanto quella che lo ha spinto a lasciare il Kentucky.

C. Offutt, Il fratello buono, traduzione di Roberto Serrai, Minimum fax 2020, pp. 408, 19 euro

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

* * *

Colonna sonora

BOB DYLAN, Slow Train Coming

BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB, Howl

SONGS:OHIA, The Body Burns Away

NEIL YOUNG & CRAZY HORSE, Like A Hurricane

JOHN DENVER, Back Home Again

I nostri voti


stile narrativo
7
tematica
7
potenzialità di mercato
7




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