Mercoledì 9 marzo alle 20.30 la compagnia Simona Bertozzi Nexus arriva in Fonderia a Reggio con “Quel che resta”: un dialogo coreografico che invita il pubblico a esplorare le relazioni tra due corpi – quelli della stessa Bertozzi e di Marta Ciappina – che lavorano come un organismo vivente in continua espansione. In questa sua crescita, l’organismo moltiplica le coordinate e rende continuamente possibili nuovi equilibri e nuovi legami, senza sottrarsi al sopraggiungere di mutazioni.
“Quel che resta” è un viaggio verso lo stupore del movimento, fatto di attimi in cui la danza si congela in un gesto e sorprendenti esplosioni, irruzioni improvvise, sbilanciamenti e riposizionamenti del corpo nello spazio: un cammino verso un territorio fatto di approdi e nuove ripartenze.
“Sin dall’inizio del percorso con Marta – ha detto Bertozzi – ho cercato di attribuire allo spazio delle caratteristiche ambientali che potessero generare delle visioni, mutare la densità dell’aria e generare delle inattese capacità di attraversamento. Dei modi inediti dello stare. Tutto questo affinché potessimo incontrarci in una danza sconfinata, in grado di riverberare oltre la consapevolezza del nostro agire e sorprenderci, quasi nostro malgrado, in atteggiamenti di affezione e irresistibile risonanza”.
“Quel che resta è stato, dapprima, uno dei territori della mappa e delle pratiche, tra glaciazione, pelli, fughe, per poi divenire l’immagine sovrastante, la bolla, il grado di presenza necessario, lo sguardo condiviso, l’interrogazione inevitabile su cui sostare, per ritrovare il respiro sottile e transitare da una danza all’altra. Da sezione di spazio, Quel che resta è diventato l’intero organismo, il vivente, una moltiplicazione di vettori, di prospettive, di flessioni anatomiche, di ritmo e tempo. Ci ha rese tessuti connettivi, per immaginare e accogliere altri abitanti, per far riverberare temperature e provenienze, per generare accordi multiformi di ingresso nel movimento, cercando ogni volta delle inattese capacità di fare mondo. Di generarci stupore. Quel che resta è l’irruenza e l’indugiare dei corpi, è il tocco senza peso: estende un vocabolario di attese e ripartenze, di geometrie reiterate, di figurine, ghiaccio, resistenza, epidermide e pupille e di ritornelli. Da agganciare”.






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