Il 22 ottobre a Massenzatico l’incontro “Quel giorno là. Quando Enrico Berlinguer parlava al Campo volo”

Enrico Berlinguer foto Luigi Ghirri

La Fondazione Reggio Tricolore, a conclusione delle iniziative per il centenario della nascita di Enrico Berlinguer, ha organizzato l’incontro dal titolo “Quel giorno là. Quando Enrico Berlinguer parlava al Campo volo (18 settembre 1983)”, in programma sabato 22 ottobre alle 21 al teatro Artigiano di Massenzatico (Reggio Emilia): una serata di immagini, letture e suoni tra frammenti e cronache di un passaggio storico traumatico per riflettere sul lascito del pensiero di Berlinguer e della sua storia politica, con il racconto di una giornata rimasta nella memoria e nella storia dei reggiani e delle tante persone che accorsero a Reggio da ogni parte d’Italia.

All’iniziativa parteciperanno Monica Incerti Pregreffi e Franco Ferrari (voci narranti), Tiziano Bellelli (canti e musiche), il poeta e direttore artistico della Casadeipensieri di Bologna Davide Ferrari (con un contributo originale); l’intervento conclusivo verterà invece su “La “connessione sentimentale” nella comunicazione politica di Enrico Berlinguer” e sarà a cura di Vasco Errani, ex presidente della Regione Emilia-Romagna e uno dei cosiddetti “ragazzi di Berlinguer”.


“Non si tratterà di una semplice operazione-nostalgia, anche se memorie ed emozioni si alterneranno in un programma molto ricco di suoni ed immagini”, hanno spiegato il presidente della Fondazione Reggio Tricolore Dumas Iori e Lorenzo Capitani, tra i curatori della serata: “Da una giornata che ha lasciato un segno profondo nella memoria dei reggiani e nella stessa storia della città, una giornata immortalata dalle immagini di Luigi Ghirri, cercheremo di offrire spunti di riflessione che non guardano solo al passato”.

“Metteremo infatti l’accento su quel 1983 e sugli anni che gli sono alle spalle, quelli che vanno dal 1978 al 1982, nei quali i progetti di rinnovamento di una società malata sembravano seriamente compromessi dopo la morte di Moro, con l’incalzare di terrorismi e poteri criminali, le forti divisioni a sinistra, il contesto internazionale bloccato e non ultima la prova drammaticamente deficitaria delle strutture dello Stato italiano di fronte al tragico terremoto dell’Irpinia”.

“Spesso molti si dimenticano, anche ricordando quella giornata, che il leader che prende la parola è un leader alla ricerca di una nuova strategia dopo l’esaurirsi della stagione dell’unità nazionale, un leader che intuisce la portata e la conseguenza di grandi tematiche, in buona parte inedite, che coinvolgono l’intero pianeta: l’affacciarsi di un capitalismo globale aggressivo, la questione ambientale, la rivoluzione delle donne, l’emergere di nuovi popoli ma anche di nuove disuguaglianze, i pericoli di nuovi conflitti militari disastrosi. Un leader deciso a non perdere le proprie radici con il mondo del lavoro e dei subalterni, alla ricerca di nuove parole per la critica di una società in vorticosa trasformazione. Un leader alla ricerca di una nuova credibilità del sistema politico che vedeva inquinato in profondità, sotto i colpi di quella che definiva come “questione morale”.

“Parlare del lascito dell’ultimo grande leader del Pci, di cui oggi nessuno può certo rivendicare un’esclusiva eredità, come si può ben capire ci riporta alle condizioni del presente, quindi ben lontano da una semplice operazione memoriale o nostalgica”, hanno concluso Iori e Capitani: “Ma anche ricordando i protagonisti, gli episodi e le parole di quella giornata là cercheremo di far emergere aspetti originali su cui spesso tendiamo a sorvolare e che possono alimentare una riflessione non superficiale”.



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