A inizio febbraio la Regione Emilia-Romagna ha pubblicato un bando per sostenere l’attivazione e lo sviluppo dei cosiddetti hub urbani e di prossimità, strumenti considerati strategici per rafforzare il commercio locale, migliorare la qualità degli spazi pubblici e rendere più attrattivi e vivi i centri urbani e le aree di prossimità.
Un bando sul quale anche il Comune di Reggio Emilia sembra puntare forte per ottenere risorse extra per rivitalizzare il centro storico della città, da tempo in crisi. Sulle cifre reali, però, c’è chi – conti alla mano – è dubbioso: “Per mesi”, sottolinea il coordinamento provinciale reggiano di Fratelli d’Italia, “abbiamo aspettato con ansia il nuovo bando regionale sugli hub urbani, a cui era demandata la salvezza dei centri storici. Purtroppo, se usciamo dagli slogan e dalla propaganda, possiamo dire che, almeno per il 2026, la montagna ha partorito un topolino”.
Le risorse destinate quest’anno agli hub emiliano-romagnoli (che sono in tutto 63) saranno pari a quattro milioni di euro: la metà per gli investimenti in conto capitale e l’altra metà per gli interventi di parte corrente. In quei due milioni complessivi destinati agli interventi in conto capitale rientrano sia quelli realizzati dai Comuni (riqualificazione degli spazi, interventi sul decoro, etc.) che quelli realizzati dalle imprese (ammodernamento dei locali, attrezzature, arredi, etc.).
Secondo Fratelli d’Italia, questo significa che “rimarranno briciole per i progetti presentati (che anche su Reggio saranno spalmati sui 13 hub esistenti), seppur sia previsto un cofinanziamento da parte dei Comuni. Vista la centralità del dibattito sui centri storici e la situazione in cui versano gran parte di essi, ci saremmo aspettati un’allocazione diversa delle risorse, che riconoscesse l’urgenza di una questione da affrontare con misure tempestive”.
Spostare al 2027 la maggior parte delle risorse del bando regionale, invece, “vuol dire avere una visione miope dello stato delle cose e non capire quanto sia drammatica la situazione in molte città sui temi del commercio, della qualità degli spazi e del decoro pubblico. Nel frattempo continua l’apertura indiscriminata dei centri commerciali e nulla viene fatto sull’accessibilità dei centri storici, sul ripensamento delle strutture in disuso e sulla sicurezza urbana”.






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