Cile, 47 anni fa moriva Allende

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Partiamo da qui, dallo stadio nazionale del Cile a Santiago: nel 2003 fu intitolato al cantautore cileno Victor Jara, barbaramente assassinato cinque giorni dopo il golpe dell’11 settembre 1973. Lo Stadio Nazionale fu trasformato dalle Forze armate in campo di detenzione e tortura, in cui per molte settimane furono segregati migliaia di prigionieri politici, fra cui anche diverse centinaia di oppositori stranieri.


Sono passati quarantasette anni dal golpe, da quando il generale Augusto Pinochet mise in atto il sanguinoso colpo di stato – sostenuto dalla Cia e dal presidente americano Nixon – contro il legittimo governo di Unidad Popular del presidente Salvador Allende.
Non è il primo golpe che si era consumato in America Latina: Brasile 1964, Argentina 1966, Perù 1968, Ecuador 1972 e Uruguay 1973, seguito poi dalla dittatura del generale Videla in Argentina nel 1976.

Un subcontinente quello sudamericano sul quale gli USA facevano sentire tutto il loro peso politico e militare. Un corollario della famosa dottrina Monroe, illustrata nel 1823, che vietava alle potenze europee di fondare nuove colonie e intervenire negli affari interni delle nazioni del continente americano.


Ci fu solidarietà internazionale politica e culturale. Negli Stati Uniti si organizzò, a esempio, nel 1974, un concerto nel nome di Victor Jara, con Bob Dylan, Pete Seeger, Arlo Guthrie e altri.

L’Italia e Reggio Emilia, in particolare, accolsero molti esuli. Il nostro Paese e la Svezia furono tra le poche nazione dell’Occidente – allora il mondo era diviso dalla guerra fredda fra l’URSS (oggi Russia) e gli Stati Uniti d’America – che non riconobbero il regime cileno, non accettando il cambio degli ambasciatori.
In memoria di Salvador Allende è stato intitolato il palazzo ducale di Corso Garibaldi, sede della Provincia di Reggio Emilia.

Il golpe cileno ebbe una forte ripercussione politica in Italia, che viveva dal 1969 una periodo di sanguinosi attentati di matrice neofascista, con appoggi importanti nell’apparato dello Stato, che stavano “accompagnando” una stagione di lotte politiche e sociali iniziata nelle scuole e università e proseguita nelle fabbriche, il famoso autunno caldo del 1969.

Enrico Berlinguer, segretario del PCI, nell’ottobre del 1973, formulò dalle pagine di “Rinascita”, la rivista teorica dei comunisti, la proposta del Compromesso storico. Una proposta politica, molto controversa, di collaborazione fra il partito comunista, quello socialista e la Democrazia cristiana volta a disinnescare per l’Italia soluzioni “cilene”.

La dittatura di Pinochet fu contrassegnata da migliaia di morti, di torturati, di esuli. Nel 1986 fallì un attento ai suoi danni; nel 1988 un referendum, recentemente ricordato nel film No, i giorni dell’arcobaleno, lo sconfisse politicamente. Nel 1990 Pinochet lasciò la presidenza, ma rimase capo delle FFAA fino al 1998.
Non è mai stato processato ed è morto da uomo libero.




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