Giocare a carte nel centro sociale

giocare a carte

Centro sociale Rosebud, uno dei più frequentati e famosi della nostra città, di fianco all’omonimo cinema comunale. Ore 19 e 15. Quattro pensionati sono seduti a un tavolo all’esterno del locale. Mangiano un pezzo di erbazzone, bevono un po’ d’acqua minerale. E fin qui tutto bene. Poi uno di loro tira fuori le carte. Iniziano a giocare a spincio.

Arriva una barista sui cinquant’anni, di media altezza e media età, con faccia da carabiniera. “Signori, state giocando a carte al mio tavolo”. “Dunque?”, chiede stupito uno dei pensionati. “Mi dovete un euro per l’affitto del tavolo”. Subito i quattro sorridono. “Ma le carte sono nostre! Poi abbiamo appena consumato, dai”. La barista carabiniera: “Un euro”. Segue accesa discussione di cui non riferisco le parole dialettali. Ma la barista carabiniera non se ne va prima di aver ricevuto dai pensionati il suo euro. Tra l’altro con aria fiera e vittoriosa di chi ha ottenuto ciò che le era dovuto. E senza dar loro alcuna ricevuta dell’euro intascato.

Ora, i circoli Ancescao rappresentano una delle caratteristiche tradizionali e sociali più belle del nostro territorio. Mentre i circoli giovani sono svaniti nel nulla, quelli per anziani resistono nel tempo grazie alla tempra dei pensionati e sono frequentati, specie in primavera e in estate, non solo da anziani ma anche da ragazzi e famiglie. Insomma, non ci trovi solo anziani, ma gente di ogni età.

In città li conosciamo tutti: il Buco magico, il Carrozzone, il Rosebud, il Bismantova, il Pigal, la Vasca di Corbelli, la Biasola e tanti altri. Eppure hanno aspetti misteriosi, su cui sarebbe bene indagare. Di solito il bar è gestito da esterni e dovrebbe essere aperto solo ai tesserati, ma solo quando a loro conviene: quindi le consumazioni sono aperte a tutti, non solo ai tesserati. Ma se uno si siede a un tavolo e dopo aver consumato gioca a carte, o a scacchi, anche se scacchi e carte li porta lui da casa, deve pagare o essere tesserato – a proposito, i soldi vanno ai baristi o al circolo? Anche se qualcuno va a vedere la partita su Sky deve essere tesserato. Insomma, quando consuma deve essere tesserato, quando non consuma va bene anche se non ha la tessera. Strano. Per i circoli giovanili degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso le cose non erano proprio così. Ma evidentemente i tempi cambiano, e non c’è nella da stupirsi.

Restano alcune domande… Quando comincia il bar pubblico esercizio e quando inizia il circolo privato, se uno è dentro l’altro? E all’esterno del locale, quali sono i tavoli e le sedie che appartengono al bar pubblico e quali al circolo privato, e perciò destinato solo ai tesserati? Ci sono segni di riconoscimento? E chi controlla se i tesserati sono veramente tesserati o no, i baristi che gestiscono un esercizio privato o altri? E chi non è tesserato deve pagare la tessera a una barista che gestisce un bar pubblico? O a un presidente di circolo? O a un altro tesserato? Mistero.

Ogni circolo fa come gli pare, sembra. A parte il Rosebud, sarebbe bello sapere come si comportano gli altri circoli della città e della provincia. Nessuno chiede la fattura a un gruppo di anziani che prepara e vende gnocco fritto – e spero che nessuno la chiederà mai.

Ma per l’affitto a un euro di un tavolo per un paio d’ore a quattro pensionati che giocano a carte senza tessera, richiesta da una barista e non da un gestore di circolo, confesso che io la chiederei. Anche solo per vedere la sua faccia. Un euro. A Reggio Emilia. La città delle persone. E delle personcine, evidentemente.

Che tristezza!




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