Nella mattinata di lunedì 14 giugno la Lega ha organizzato un flash-mob sotto al palazzo municipale di Reggio, in piazza Prampolini, “per sollecitare il divieto dell’utilizzo del burqa, simbolo di sottomissione della donna, nei locali pubblici, così come già previsto dalle disposizioni ex art.5 L.152/1975”.
All’iniziativa erano presenti la deputata leghista Benedetta Fiorini, il capogruppo della Lega in Regione Emilia-Romagna Matteo Rancan, il consigliere regionale Gabriele Delmonte, il referente provinciale reggiano e capogruppo in consiglio comunale Matteo Melato, la consigliera provinciale (e capogruppo in Comune a Novellara) Cristina Fantinati e i consiglieri comunali reggiani Alessandro Rinaldi, Giorgio Varchetta, Stefano Sacchi e Roberto Salati.

Secondo la Lega prevedere il divieto di ingresso a volto coperto in determinati luoghi della città “è giustificato e ragionevole alla luce dell’esigenza di identificare coloro che accedono a luoghi pubblici, con un elevato numero di persone che quotidianamente vi accedono per richiedere di usufruire di servizi”.
Per quanto, come ammette la stessa Lega, la previsione di un divieto di accesso a viso coperto in uffici ed enti pubblici “potrebbe comportare potenzialmente uno svantaggio per le donne che, per ragioni di tradizione, culturali e/o per professare il proprio credo religioso” indossano il velo – prevalentemente nelle forme del burqa (che copre interamente il volto, ad eccezione degli occhi, spesso però velati da una griglia di tessuto) e del niqab (che copre tutto il volto, lasciando scoperta solo una piccola area intorno agli occhi) – tale svantaggio secondo i leghisti “appare oggettivamente giustificato da una finalità legittima, costituita dalla necessità di garantire l’identificazione tempestiva e il controllo al fine di pubblica sicurezza”.

Gli esponenti del Carroccio scesi in piazza hanno anche anticipato la presentazione di un ordine del giorno sul tema sia in consiglio comunale a Reggio che in Regione Emilia-Romagna.






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