Nella mattinata di lunedì 2 giugno, 79° anniversario della fondazione della Repubblica italiana, a Reggio sono state organizzate le tradizionali celebrazioni per la ricorrenza. Tra queste, anche il discorso – in piazza della Vittoria – del sindaco Marco Massari, che riportiamo integralmente.
“Care cittadine e cittadini di Reggio Emilia, autorità civili, militari e religiose. Oggi ci ritroviamo insieme per celebrare un giorno molto importante: il 2 giugno, la Festa della Repubblica. È un momento di grande significato per tutti noi: una data, una festa, un nuovo inizio. È anche un’occasione per riflettere sui valori fondamentali che hanno dato vita alla nostra Repubblica Italiana.
Non dimentichiamo infatti che noi siamo la città del Tricolore che già nel 1797 preannunciava i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà che sono alla base della nuova Repubblica. Il 2 giugno del 1946, gli italiani si sono espressi con coraggio e determinazione attraverso il referendum istituzionale, scegliendo di abbandonare il passato di guerra per costruire un futuro di pace e di libertà. Quel giorno ha segnato l’inizio di una nuova era, fatta di diritti e doveri condivisi, di partecipazione attiva e di rispetto reciproco.
È un giorno che ci ricorda quanto sia preziosa la libertà e quanto sia importante difenderla ogni giorno, anche nelle piccole azioni quotidiane. L’Italia usciva allora dalla Seconda guerra mondiale e il panorama che si presentava era quello di devastazioni di intere nazioni, del dilagare della povertà, di un grande numero di morti, e in più, per l’Italia, di una guerra civile che aveva lacerato il tessuto sociale e diviso le comunità e le stesse famiglie: la guerra della Resistenza contro l’occupazione nazifascista e i fascisti di Salò.
Risultava quindi del tutto evidente, dopo la caduta del fascismo, la necessità di un rinnovato patto sociale a fondamento delle nuove istituzioni democratiche che dovevano sorgere sulle ceneri di una ventennale dittatura. Con il referendum del 2 giugno nulla è più come prima: una cappa opprimente va in frantumi e si respira l’aria di un nuovo inizio, l’Italia finalmente libera prova a costruire se stessa.
In primo luogo il popolo italiano decise che l’Italia sarebbe diventata una Repubblica e Calamandrei, commentando i risultati delle urne, scrisse: ‘Mai nella storia è avvenuto che una repubblica sia stata proclamata per libera scelta di un popolo mentre era ancora sul trono un re’. Poi il voto referendario fu finalmente un voto a suffragio universale, in quanto per la prima volta votarono anche le donne. Il mondo femminile solo allora ottenne la parificazione, almeno sotto il profilo giuridico, al mondo maschile. E infine, ma non da ultimo, lo stesso giorno gli italiani delegarono a un’assemblea costituente la redazione di una nuova costituzione: l’Italia libera aveva ben compreso la necessità di difendere la nuova libertà legandola a principi saldi e inviolabili.
Con una felice intuizione descrittiva, il politico e senatore statunitense dell’Ottocento John Potter Stockton definisce le costituzioni come ‘catene con le quali gli uomini legano sé stessi nei momenti di lucidità, per non morire di mano suicida nei momenti di follia’. Ci fu quindi la comune e ferma volontà di dotarsi di una carta costituzionale che impedisse di ricadere nella follia che aveva consentito di scatenare una lunga e terribile guerra di aggressione. Perché anche se ciò può apparire paradossale, la realtà è che i regimi nazista e fascista non solo avevano raggiunto il potere legalmente, ma avevano continuato a godere di un ampio e diffuso consenso pur dopo l’instaurazione di dittature che avevano cancellato le libertà dei cittadini.
Per questo, i costituenti comprendono che la democrazia, se si vogliono garantire i diritti dei cittadini, non può dirsi che sia veramente sicura solo perché il governo viene eletto e sostenuto con le elezioni: servono anche altri strumenti per non essere travolti dal populismo. I nostri costituenti hanno quindi cercato di evitare ai loro figli e posteri, cioè a noi, i lutti, le sofferenze e le tragedie che loro hanno dovuto invece attraversare, individuando tali strumenti in una doppia direzione: per un verso, il bilanciamento dei poteri che prevede adeguati contrappesi a ogni potere costituito; per altro verso, una proposta educativa ai cittadini, chiamati a una partecipazione attiva e alla condivisione di valori, per evitare quello che Calamandrei chiamava ‘l’indifferentismo’.
Reggio Emilia fornì un rilevante contributo alla lotta di liberazione dal nazifascismo e poi offrì i suoi intellettuali migliori alla discussione istituzionale. Ben sette reggiani sono eletti all’assemblea costituente, e tre di loro partecipano alla ‘commissione dei 75’, alla quale l’assemblea plenaria delega la predisposizione della bozza di Costituzione: la comunista Nilde Iotti, futura parlamentare e presidente della Camera dei deputati per tredici anni consecutivi, come tale prima donna a ricoprire una delle tre principali cariche della Repubblica; il liberaldemocratico Meuccio Ruini, presidente della commissione, futuro parlamentare, presidente del Senato e senatore a vita; il democristiano Giuseppe Dossetti, futuro parlamentare prima di ritirarsi a vita monastica, nato a Genova ma che visse a Reggio.
Proprio la memoria per l’eccellenza reggiana deve essere per noi un faro che ci guida nella conservazione illuminata di ciò che l’Italia ha raggiunto: il valore della cittadinanza attiva e consapevole, unica arma contro il dilagare del populismo artificiale dei social e dei luoghi comuni. La democrazia si costruisce ogni giorno, con il rispetto delle regole, con il dialogo e con la partecipazione di tutti. È fondamentale che ciascuno di noi si senta parte di questa grande comunità, che si impegni a promuovere la solidarietà, l’inclusione e il rispetto delle diversità. Solo così possiamo continuare a rendere Reggio Emilia una città vivace, aperta e solidale, capace di affrontare le sfide del presente e del futuro.
Voglio ringraziare tutte le istituzioni, le associazioni, le scuole e i cittadini che ogni giorno contribuiscono a rendere questa città un esempio di democrazia e di coesione sociale. La vostra partecipazione, il vostro entusiasmo e il vostro senso di responsabilità sono il cuore pulsante della nostra comunità. Ricordiamoci che la libertà non è scontata, ma va coltivata e tutelata con cura, con attenzione e con passione.
Lasciatemi infine ricordare, nella giornata di oggi, la drammatica situazione in cui versano le popolazioni in guerra: dall’Ucraina alle gravissime violenze in atto nella Striscia di Gaza compiute dall’esercito israeliano del governo Netanyahu. Anche la città di Reggio si unisce alle dure considerazioni del nostro caro presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla disumanità del mancato rispetto del più elementare diritto umanitario per la popolazione palestinese di Gaza e facciamo proprie le sue altre perorazioni: subito un cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, il rifiuto dell’occupazione dei territori in Europa come in Medio Oriente come misura di sicurezza in violazione di ogni diritto internazionale, la preoccupazione per le sempre più diffuse manifestazioni di antisemitismo.
Auguro a tutti voi una giornata di festa, di riflessione e di speranza. Che questa festa della Repubblica possa rafforzare in ognuno di noi il senso di appartenenza e di responsabilità verso la nostra città, il nostro Paese e le future generazioni. Buona Festa della Repubblica a tutte e tutti”.






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