+Europa Reggio: utile per azionisti, aumenti per cittadini. Le tariffe Iren non sono adeguate

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Rilevanza politica ha assunto in questo periodo l’approvazione delle nuove tariffe, aumentate rispetto alle precedenti, della Tari (dal momento che adesso i cittadini dovranno anche pagare l’iva sugli importi calcolati da Iren).

Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, nella nostra provincia, è stato affidato infatti alla IREN SPA, la multiutility che oltre a questo distribuisce acqua ed energia.

In un momento economicamente difficile per la nostra società, ci saremmo aspettati non una proposta in aumento, ma bensì una diminuzione delle tariffe Tari anche in considerazione dei dati economici forniti dal bilancio Iren del 2021: a fronte di ricavi per 5 miliardi di Euro, l’azienda con capitale misto pubblico (maggioranza) e privato ha prodotto un utile netto considerevole, di oltre 300 milioni di euro, un utile destinato dalla dirigenza aziendale (che nel mentre si è anche aumentata i bonus dello stipendio) totalmente come dividendo per gli azionisti.

Un utile quindi destinato non a calmierare gli aumenti, ma a mera speculazione finanziaria, in un momento dove il cittadino (con sempre più frequenza e in maggior numero) si rivolge ai servizi sociali dei Comuni chiedendo aiuti economici per far fronte al pagamento delle bollette proprio di questa stessa Iren.

I Comuni, che hanno approvato questi aumenti, sostengono che il dividendo incassato quali detentori di azioni dell’IREN SPA (quotata in borsa) viene destinato proprio al fine di lenire gli aumenti ed anche ovviamente per dilazionare e dare contributi a quei cittadini che ne facciano richiesta, in possesso dei requisiti necessari.

Prima si immiseriscono i cittadini, si fanno entrare nel circuito degli assistiti dal Comune, per poi umiliarli con delle elemosine. +Europa Reggio Emilia pensa che tutto questo non sia accettabile, ritiene doverosa una profonda riflessione politica sulle strategie adottate dal Management della IREN Spa, che con questo operato si allontana in modo preoccupante dal solco di azienda pubblica.

Management, che dato il delicato momento economico che sta vivendo il tessuto sociale al quale stanno prestando servizio, dovrebbe porsi dei seri limiti nell’erogazione dei propri compensi professionali.

La politica batta un colpo e faccia il suo dovere, rifletta e agisca di conseguenza.

 



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