La capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle dell’Emilia-Romagna Silvia Piccinini si è schierata con convinzione contro l’annunciata volontà del governo Meloni di consentire nuove trivellazioni per l’estrazione di gas naturale nel mar Adriatico, anche davanti alle coste dell’Emilia-Romagna.
“Pensare di trivellare il nostro mare era da irresponsabili ieri, e lo è ancor di più oggi dopo il terremoto che si è verificato al largo di Fano“, ha detto Piccinini: “Continuare a fare investimenti sulla ricerca di fonti fossili di certo non risolverà il nostro problema riguardo all’emergenza energetica che stiamo vivendo, ma rischia di provocare dei danni ancor più irreparabili all’ambiente. La scelta del governo Meloni è semplicemente assurda”.
Secondo Piccinini “i dati oggi ci dicono che dal mar Adriatico potremmo estrarre al massimo 40 miliardi di metri cubi di gas, una quota che non basterebbe nemmeno a soddisfare il nostro fabbisogno di due anni. Senza contare che l’attivazione di nuove trivelle non sarebbe di certo immediata, così come la propaganda di Meloni e del ministro Urso vorrebbe far credere, e quindi sostanzialmente inutile per risolvere la crisi energetica scoppiata negli ultimi mesi”.
L’attivazione di nuove trivelle, inoltre, per la capogruppo regionale dei Cinque Stelle “metterebbe a rischio un intero territorio, quello del delta del fiume Po, riserva Mab-Unesco, che ha basato il proprio modello di sviluppo su attività sostenibili come la pesca e il turismo ambientale. Settori che avrebbero un colpo mortale qualora si decidesse di dare il via libera a nuove estrazioni di gas”.
Per questi motivi la consigliera regionale pentastellata ha annunciato la presentazione di una risoluzione e di un’interrogazione per chiedere alla Regione Emilia-Romagna di mobilitarsi “affinché ci sia una netta presa di posizione nei confronti di governo e Parlamento contro questa sciagurata ipotesi che provocherebbe un disastro sia ambientale che economico”.






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