Spazi abitativi sempre più concentrati nelle microaree, che nel triennio 2022-2024 risultavano 124 su un totale di 147 insediamenti sul territorio, e percorsi educativi dedicati che puntano a rafforzare la presenza in classe dei minori e superare così la dispersione scolastica: sono le due principali linee di intervento della legge regionale 11 del 2015 in materia di inclusione di persone rom e sinti (circa 2.700 in Emilia-Romagna), sulla quale ha fatto il punto la commissione regionale Politiche per la salute e politiche sociali.
Dalla clausola valutativa della legge – lo strumento per valutarne l’efficacia – emerge come il punto debole al momento sia rappresentato dai percorsi di integrazione: la crisi generalizzata innescata prima dalla pandemia di Covid-19 e poi dai più recenti conflitti internazionali e dalle loro conseguenze sull’aumento dei prezzi (sia dell’energia che dei beni di consumo) si riflettono con maggiore forza andando a colpire tutti quei fattori che invece dovrebbero sostenere l’integrazione e di conseguenza i soggetti socialmente fragili.
Il provvedimento è stato presentato dall’assessora regionale al welfare Isabella Conti, che ha evidenziato come in questi dieci anni si siano ridotte enormemente le conflittualità e le aggressioni, così come i fenomeni di microcriminalità legati al mondo sinti. Allo stesso tempo, però, l’assessora ha sottolineato come, a dieci anni dalla sua entrata in vigore, la legge del 2015 necessiti di un aggiornamento. Con un avvertimento: “Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco su un tema come quello dei rom e dei sinti, stiamo parlando di meno dell’1% della popolazione regionale e si stanno facendo politiche di inclusione”.
L’obiettivo della legge, spiega il presidente della commissione regionale Politiche per la salute e politiche sociali Gian Carlo Muzzarelli, “è quello di superare le grandi aree di sosta, anche per contrastare il degrado; con questo provvedimento, poi, si garantisce per le persone rom e sinti il diritto alla salute e all’istruzione, con anche particolare attenzione al tema della legalità”.
Risultano raggiunti gli obiettivi per quanto riguarda il graduale passaggio da spazi per la sosta di grandi dimensioni, considerati un limite alle possibilità di integrazione, a quelli di dimensioni più ridotte, per consentire condizioni di vita migliori alle famiglie. Le rilevazioni effettuate nel triennio 2022-2024 hanno evidenziato in Emilia-Romagna la presenza di 147 insediamenti, di cui 23 aree pubbliche – comprese due aree di transito in provincia di Rimini e altre due a Modena, dove sostano persone residenti a Modena ma che lavorano negli spettacoli viaggianti.
Le 124 microaree sono risultate l’insediamento prevalente – suddivise in 21 pubbliche, 85 private, più altre 18 acquisite al patrimonio pubblico o in via di acquisizione in quanto gravate da abusi edilizi. Le microaree pubbliche sono prevalentemente a Modena (11) e provincia (due a Carpi, una a Castelfranco Emilia e una a Camposanto); le altre sono a Reggio Emilia, Correggio, Bologna (due), Parma e Argenta (Ferrara).
Le “microaree familiari” sono state configurate come tipologia abitativa a carattere temporaneo, nella prospettiva della piena integrazione dei nuclei e del passaggio verso forme abitative ordinarie. I Comuni, con una variante al Piano operativo comunale (Poc), possono prevedere sul proprio territorio aree da destinare a questa tipologia abitativa, con il carattere della straordinarietà e della temporaneità.
Sul fronte della frequenza scolastica dei minori, non risulta essere sempre regolare e continua, anche se bambini e bambine risultano tutti iscritti a scuola. Per invertire la tendenza, la Regione ha previsto percorsi formativi flessibili che accolgono in tempi diversi gli alunni rom e sinti e la creazione di reti di scuole e agenzie formative per agire contro l’esclusione sociale di ciascun minore.
Sempre in riferimento ai minori, nell’ambito del Piano nazionale di inclusione e lotta alla povertà 2021-2027 sono stati presentati e approvati progetti per l’inclusione e l’integrazione di bambini, bambine e adolescenti rom, sinti e caminanti: per il distretto Città di Bologna 1.308.307 euro, per il distretto di Reggio Emilia 1.103.964 euro, per il distretto Val D’Enza (Reggio Emilia) 481.395 euro.
La Regione Emilia-Romagna, come è stato sottolineato in commissione, risulta una delle poche regioni italiane con una disciplina aggiornata e organica in materia di inclusione di persone rom e sinti. La ratio è stata quella di intervenire solo dove occorresse rimuovere eventuali ostacoli nell’accesso a beni, prestazioni, servizi e opportunità previsti per tutti i cittadini emiliano-romagnoli nei settori chiave dell’educazione e della formazione, del lavoro, dell’abitare e della salute. Un indirizzo facilitato anche dalle caratteristiche delle comunità presenti in regione, quasi esclusivamente sinti, da molte generazioni e con cittadinanza italiana.






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