Emilia-Romagna, dal Pnrr 3,83mld per la ripresa economica e sociale

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Al via una vera e propria rivoluzione, verde e digitale (che coinvolgerà prima di tutto la pubblica amministrazione): 191,5 miliardi di euro collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti. Un cammino che vedrà l’Emilia-Romagna fra i protagonisti (3,83 miliardi di euro di risorse assegnate). Una programmazione rivolta, in primis, a rafforzare la resilienza economica e sociale e la coesione del mercato unico.

Un piano per proteggere il clima, con azioni rivolte all’efficientamento energetico su larga scala e alla mobilità sostenibile, e per rafforzare i livelli di istruzione e formazione, senza escludere alcun territorio: numerose le misure per garantire una vera transizione verde (32,1 miliardi di euro per la mobilità sostenibile, 12,1 miliardi per l’efficienza energetica degli edifici residenziali e 11,2 miliardi per l’energia rinnovabile e l’economia circolare), una vera transizione digitale (6,7 miliardi di euro per lo sviluppo della rete, 13,4 miliardi per la digitalizzazione delle imprese e 6 miliardi per la digitalizzazione della pubblica amministrazione) e per rafforzare la resilienza economica e sociale dell’Italia (26 miliardi di euro per l’istruzione e per il mercato del lavoro, 15,6 miliardi per telemedicina, assistenza domiciliare e salute, 13,2 miliardi per il potenziamento della coesione sociale e territoriale, 3,7 miliardi per la pubblica amministrazione e il sistema giudiziario, oltre a un intervento per migliorare i servizi pubblici)”.

Il Pnrr è il tema discusso in commissione Politiche economiche, presieduta da Manuela Rontini, in seduta congiunta con la commissione Bilancio, affari generali e istituzionali, presieduta da Massimiliano Pompignoli.

Sul tema, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha ripetuto che “il Pnrr è una straordinaria occasione, irripetibile, che potrebbe garantire stabilità e crescita al paese. È importante gestire bene queste risorse e noi su questo saremo giudicati. Per recuperare anche ritardi storici, serve però una semplificazione delle procedure collegate all’ottenimento di questi fondi”. Ha poi chiarito che “questa grande disponibilità è merito dell’Europa e del governo nazionale, si tratta di un grande piano di riforme e investimenti, e serve poi subito un programma europeo sull’energia. In questo ambito dobbiamo recuperare, dobbiamo aggredire il tema della qualità dell’aria, in particolare qui nel Bacino padano”. “Importanti poi -ha aggiunto- i progetti bandiera: azioni che guardino ai prossimi decenni, riguardo alle quali abbiamo formulato diverse proposte”. Bonaccini ha anche riferito sulla “necessità di investire nelle aree periferiche, a partire da quelle montane”. Il presidente ha concluso sul tema guerra in Ucraina: “L’Emilia-Romagna sta gestendo da sola un quarto del totale degli arrivi”.

A fargli eco il sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi, che ha ribadito l’impegno della Regione Emilia-Romagna rispetto all’attuazione del Pnrr: “Vogliamo direzionare questa programmazione, rispetto alla gestione dei fondi europei, verso gli obiettivi collegati al Patto regionale per il lavoro e per il clima; al centro mettiamo le transizioni ecologica e digitale (sul fronte delle politiche territoriali), con particolare attenzione al tema del contrasto alle diseguaglianze”. Il sottosegretario ha poi riferito sulle risorse assegnate all’Emilia-Romagna: “3,83 miliardi di euro che coinvolgeranno la stragrande maggioranza delle amministrazioni locali della regione (l’85 per cento), il 63 per cento delle risorse riguarderà comuni capoluogo, il 15 per cento, invece, comuni montani, una parte dei fondi verrà riservata anche a enti gestori di servizi”.

È poi intervenuta la ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, che ha riferito sulla gestione di questi fondi: “In queste settimane ci giochiamo molto, sappiamo che in questa fase le amministrazioni locali sono soggette a particolare stress, ma stiamo raggiungendo gli obiettivi che ci eravamo posti. Si sta portando avanti un grande lavoro e sono tante le opportunità per gli enti locali. Vogliamo poi che in ogni regione si attui almeno un progetto bandiera (esclusivo)”. Ha poi parlato degli scenari collegati alla guerra in Ucraina: “Le ricadute economiche sono ingenti, in particolare rispetto al rincaro delle materie prime e di quelle energetiche: la vera sfida, tra governo centrale e governi regionali, è quella di una strutturale e progressiva autosufficienza sul piano energetico, in particolare attraverso le fonti rinnovabili”.

Valentina Castaldini (Forza Italia), coordinatrice delle due commissioni sul Pnrr, ha riferito sulla necessità del confronto, tra maggioranza e opposizione, su questo tema, con il coinvolgimento dei territori: “Nessun comune deve essere lasciato indietro, faremo da collante tra sindaci e governo centrale”. La consigliera ha poi parlato di alcune criticità che riguardano gli enti locali: “C’è carenza di personale in numerosi uffici tecnici (in particolare nei comuni più piccoli), risultano eccessivi i costi per partecipare ai bandi collegati al piano, nelle Case della salute mancano medici (anche le risorse per i servizi sono carenti), serve poi allargare le maglie rispetto ai bandi su turismo e cultura (anche per prevedere interventi in edifici storici, anche chiese)”.

Silvia Zamboni (Europa Verde) ha sottolineato come “siamo d’accordo sul fatto che l’Unione europea, dopo la stagione dell’austerità, ricorra a forme di debito pubblico per sostenere la ripresa nella fase pandemica, ma si è persa l’occasione per un piano di disinquinamento del Bacino padano. Speriamo che le stagioni del ‘decreto Romani’, che hanno affossato le rinnovabili, siano alle nostre spalle: serve coerenza tra le parole e i fatti”.

Palma Costi (Pd) ha ricordato come “il presidente Bonaccini ci ha detto che si sta lavorando per la qualità dell’aria nel Bacino padano, bisogna procedere con un programma che riguarda tutti i settori (agricoltura, industria, mobilità, etc) sarebbe una grande operazione che guarda al futuro: abbiamo bisogno di profondi cambiamenti, dobbiamo agire in modo risoluto per dare una spinta al nostro Paese sulla via della modernizzazione e dello sviluppo economico e sociale”.

Netta la posizione di Marco Lisei (Fdi): “I fondi di cui parliamo sono pagati con le tasse dei cittadini e non donati dall’alto: è importante e strategico per i prossimi 30-40 anni che ciò che verrà fatto sia efficace e nell’interesse della popolazione, per questo ribadiamo le nostre grandi preoccupazioni, ovvero che i capoluoghi e le grandi città intercettino i fondi in maniera sproporzionata rispetto ai piccoli territori, con il risultato che i fondi del Pnrr finiscano per aumentare e non ridurre le diseguaglianze fra i territori. Temiamo, inoltre, che ci sia confusione nei vari progetti e chiediamo che i progetti sia condivisi con i cittadini da parte delle pubbliche amministrazioni”.

“Serve più impegno sulla transizione energetica, noi abbiamo avanzato anche proposte che portino alla produzione di energia a costo minore e in maniera più ecologica: serve che per la politica ci creda di più, creda davvero nel progetto di uscire dall’era del combustibile fossile”, ha sottolineato Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle).

“Noi lavoriamo per il superamento delle diseguaglianze territoriali: non posso non segnalare la preoccupazione per le aree svantaggiate. Permane la preoccupazione che continuiamo a concentrare le risorse sulle aree che già hanno avuto risorse e sono in grado di spenderle. Ci vuole attenzione per le aree interne e si deve ragionare su come mettere in relazione i fondi del Pnrr con le esigenze delle aree svantaggiate”, ha spiegato Marcella Zappaterra (Pd) che ha ribadito come “non ci può essere una regione a due velocità: ora il governo deve impegnarsi verso equilibri più avanzati rispetto a quanto fatto fino ad ora”.

“La priorità è che gli investimenti devono raggiungere gli obiettivi prefissati. Faccio un esempio: le Case della salute devono anche avere il personale per farle funzionare altrimenti è come costruire delle cattedrali nel deserto”, è il pensiero di Marco Mastacchi (Rete Civica), che ha sottolineato come “si deve operare per aiutare i Comuni che sono già in difficoltà”. Fra gli altri temi sottolineati da Mastacchi, la richiesta di politiche di forestazione, di manutenzione del territorio e dei boschi, il contrasto al dissesto idrogeologico e l’impegno per impedire lo spopolamento delle montagne.



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