“Non abbiamo vinto la guerra alla mafia ma questa era una battaglia fondamentale da vincere”. Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni parlando fuori dalla Procura di Palermo.
“E’ un giorno di festa per il Paese. Per i familiari delle vittime, per quanti combattono la mafia. Anche per me” ha aggiunto la premier che prima dell’incontro in Procura ha reso omaggio alla stele di Capaci che ricorda le vittime della strage nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
“E’ una battaglia – ha aggiunto – che dobbiamo condurre tutti insieme: il governo, la politica e lo Stato devono sostenere chi si occupa di questo. E’ quello che il governo ha fatto dal primo provvedimento e spero si voglia lavorare insieme se ci si crede davvero, io ci credo. Io sono disposta a lavorare con tutte le persone di buona volontà”.
Rispondendo a chi domanda dei trent’anni necessari per l’arresto del boss mafioso Meloni ha affermato: “Ora esca fuori se qualcuno ha aiutato Messina Denaro, chi ha eventualmente collaborato con una persona con la quale chi è perbene non collabora” ha continuato Meloni. “Questo è ovviamente oggetto dell’attività degli inquirenti, però se alla fine è stato trovato vuol dire che c’era uno Stato che continuava a lavorare”.
“Oggi è un giorno di festa per gli uomini e le donne che nel silenzio hanno dedicato la loro vita a questo. Siamo portati a ricordare chi si sacrifica con il sacrificio più estremo ma ci sono tante persone che sacrificano tutta la loro esistenza per questo obiettivo. Mi piace immaginare questo come il giorno in cui viene celebrato il lavoro di queste donne e questi uomini, è una proposta che farò” ha affermato il presidente del Consiglio.







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