Martedì 20 gennaio i gruppi di maggioranza dell’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna hanno presentato una risoluzione unitaria – a prima firma della consigliera del Pd Maria Costi, presidente della commissione scuola – per ribadire la propria opposizione al commissariamento della Regione da parte del governo in materia di dimensionamento scolastico.
Un atto che, se confermato, per i partiti di maggioranza rappresenterebbe “una grave forzatura istituzionale e una lesione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni”, visto che l’Emilia-Romagna “ha affrontato il tema del dimensionamento scolastico con responsabilità e spirito di collaborazione, nel rispetto delle normative vigenti e attraverso un costante confronto con enti locali, autonomie scolastiche e comunità educanti”.
Il commissariamento, per la consigliera Costi e per i capigruppo Paolo Calvano (Pd), Simona Larghetti (Alleanza Verdi Sinistra), Lorenzo Casadei (Movimento 5 Stelle) e Vincenzo Paldino (Civici con de Pascale), “è una scelta sbagliata e ingiustificata, che ignora il lavoro serio e condiviso portato avanti in questi anni in Emilia-Romagna. Si tratta di un atto centralista che colpisce la scuola pubblica e calpesta l’autonomia regionale e le aree montane e interne, compromettendo la qualità dell’offerta formativa e il diritto allo studio. Le politiche scolastiche non possono essere ridotte a meri criteri numerici né decise dall’alto senza tenere conto delle specificità dei territori e dei bisogni reali delle comunità”.
La maggioranza regionale ha ricordato come l’Emilia-Romagna presenti già oggi una media di alunni per istituzione scolastica superiore al parametro nazionale, “configurandosi come un sistema scolastico giusto, equilibrato, efficiente e sostenibile”. In questo quadro, l’ipotesi di una riduzione di altre 17 autonomie scolastiche, come richiesto dal Ministero dell’istruzione, “risulta ingiustificata e rischiosa, perché potrebbe determinare la creazione di istituti eccessivamente grandi, con ricadute negative sull’organizzazione, sulla qualità dell’offerta formativa e sull’accessibilità del servizio, in particolare nei territori più fragili, montani e interni”.
La scuola, per Calvano, Larghetti, Casadei e Paldino, “è un presidio fondamentale di coesione sociale, di sviluppo e di cittadinanza. Va tutelata attraverso il confronto e la collaborazione istituzionale, non con imposizioni dall’alto. È evidente che con questa azione, come con molte altre viste negli ultimi anni, il governo di destra punta a smantellare la scuola pubblica a vantaggio di quella privata, così come sta cercando di farlo in altri settori, come la sanità e il trasporto pubblico locale. Fatto ancor più grave, il governo con questo atto colpisce le regioni guidate dal centrosinistra, quindi frutto non di un giudizio di merito ma di un becero calcolo politico”.
“Non ci faremo intimorire e con ogni mezzo democratico difenderemo la scuola pubblica. Chiediamo al governo di ritirare ogni ipotesi di commissariamento e di riaprire immediatamente un dialogo serio e rispettoso con la Regione Emilia-Romagna, al fine di individuare soluzioni condivise che mettano davvero al centro studenti, famiglie e personale scolastico”.






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