Diga di Vetto, il Coordinamento per la tutela dell’Enza presenta oltre 100 osservazioni

Coordinamento salvaguardia tutela torrente Enza – CTSTE

Il Coordinamento per la salvaguardia e la tutela del torrente Enza, che riunisce realtà come Università Verde, Legambiente, Wwf e Lipu, ha depositato oltre cento osservazioni formali al Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) della diga di Vetto.

Il verdetto è netto: il documento è considerato “inaffidabile” e “non può costituire il presupposto per l’avvio delle fasi successive”.

Le critiche partono dalle fondamenta stesse dell’opera: secondo il Coordinamento il Docfap “ignora le reali interferenze con il sistema delle acque sotterranee e la stabilità dei versanti”. In un contesto territoriale già fragile, l’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna aveva già sollevato dubbi sulla sicurezza dell’intervento, mentre il profilo ambientale risulterebbe “gravemente compromesso”: la diga, infatti, sommergerebbe habitat prioritari della Rete Natura 2000, violando la Direttiva quadro sulle acque “senza che sia stata fornita alcuna dimostrazione della mancanza di alternative meno impattanti”.

Un ulteriore punto di scontro riguarda la credibilità del cronoprogramma. Sebbene il commissario straordinario per l’opera Stefano Orlandini ipotizzi il completamento della progettazione esecutiva entro il mese di luglio del 2027, per il Coordinamento per la salvaguardia e la tutela del torrente Enza i dati storici sulle grandi opere in Italia “smentiscono tale previsione”. Per interventi che superano i 100 milioni di euro – e per la diga di Vetto si stima un investimento di oltre 520 milioni – i tempi medi “superano i 14 anni: prospettare tempi brevi appare dunque come una narrazione irrealistica che rischia di risolversi in un enorme spreco di risorse collettive”.

“Siamo di fronte a una scelta irreversibile calata dall’alto”, accusa il Coordinamento, “ed è paradossale ipotizzare di spendere milioni partendo da uno studio preliminare che non ha nemmeno verificato seriamente l’opzione zero”. I firmatari denunciano inoltre il “totale mancato recepimento” del Contratto di fiume, “nonostante gli impegni assunti verso il territorio”.

La richiesta finale del Coordinamento è perentoria: riapertura immediata dell’istruttoria e riesame complessivo del Docfap, “per evitare che un mare di soldi pubblici finisca in un progetto destinato a schiantarsi contro la realtà”.



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