Covid, le fasce sono inutili

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La divisione dell’Italia covidizzata in fasce colorate non riesce a essere efficace. I continui andirivieni tra l’uno e l’altro colore di interi territori confermano la labilità degli effetti delle misure restrittive e disorientano cittadini e soprattutto imprenditori e lavoratori nei settori più colpiti, a iniziare dalla ristorazione.

L’Emilia-Romagna è a un passo dal ritorno in zona arancione: possiamo solo immaginare lo stato d’animo di chi da un anno non riesce a lavorare se non a spizzichi e bocconi, con spese fisse crescenti, stipendi da pagare e da incassare, frustrazioni del presente e timori per il futuro.

Gli scienziati confidano nella vaccinazione di massa come unica soluzione per venirne a capo e sconfiggere definitivamente la forza letale del virus. La corsa alla creazione di prodotti immunizzanti è stata formidabile: in pochi mesi sono state approntate numerose soluzioni, tutte o quasi efficaci con alte percentuali. Ma non si è fatto in tempo a gioire per l’arrivo dei vaccini che subito la realtà si è incaricata di raffreddare gli entusiasmi. Le dosi realmente disponibili sono poche, tuttora insufficienti a coprire una vasta parte degli italiani – i quali sono circa sessanta milioni – e sono male distribuite. Al nuovo governo spetta la rapida definizione di un piano vaccinale adeguato.

Si è parlato molto nelle passate settimane della crisi politica che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte e all’avvento del nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi. Si è fatta indigestione di politica parlamentare e ancora non si è finito. Gli spasmi del grillismo cadente trascinano in uno psicodramma collettivo quei trecento deputati e senatori eletti all’insegna delle cinque stelle, i quali oggi si sentono sospesi tra il parricidio e la fedeltà alle prime parole d’ordine. Ne esce il caos permanente di una forza politica implosa in se stessa, priva di guida, di orizzonti, di regole di convivenza, in preda a continue lotte intestine.

L’arrivo di Draghi è stato rasserenante anche per questo: il presidente Mattarella ha ben compreso che fosse necessario dare stabilità e sicurezza a un paese spaventato e confuso. L’ex capo della Bce è la persona più indicata per far ritrovare all’Italia la barra di una navigazione sicura e competente. Gli psicodrammi del circo grillino non possono scaricarsi sul nuovo governo. Restino o meno in maggioranza, i cinque stelle hanno perduto la loro occasione mandando a schiantarsi Conte e compagnia. Ora possono accontentarsi di un paio di ministeri e della pervicace convinzione degli Zingaretti e dei Bersani che l’asse Pd-M5S sia la strada migliore per opporsi al centrodestra. Beati loro.

Molta politica e meno attenzione al Covid, dunque. L’intima irrazionale speranza che con Draghi al governo avremmo d’incanto superato anche la pandemia si scontra con la consapevolezza quotidiana fatta di altri morti, altri contagi, altre varianti al virus, che in quanto tale è per natura destinato a mutare.

Tra nuovo piano di vaccinazione, crisi aziendali in corso e riscrittura del Recovery Plan, per non dire degli impegni internazionali, il lavoro che attende il governo è immane. C’è da lavorare per figli e nipoti, certo, ma intanto nel presente la casa sta bruciando. Non saranno gli psicodrammi parlamentari ad aiutarci. Occorre che venga rivista la classificazione a fasce e che il nuovo governo sappia discernere tra emergenza sanitaria e urgenza economica. Galleggiare non è più concesso.




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